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VENEZIA/ Fontana, Mirò, Picasso: a Palazzo Fortuny l’arte si fa ricerca ma smarrisce il sentiero

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L’intero percorso viene ad essere, nell’insieme, una suggestiva avventura nel tempo e nello spazio, le cui caratteristiche emergenti sono la sorpresa per l’inaspettato e la curiosità per l’imprevisto. La mente e le facoltà percettive sono continuamente sollecitate in un concatenarsi ininterrotto di riflessioni e sensazioni, a cui non è estraneo, talvolta, un certo spaesamento, talaltra un senso di piacevole armonia, o infine un accenno di divertita ironia. Così è l’uomo: insondabile enigma e mistero che in alcun modo può essere delimitato da alcuna delle definizioni-ingabbiamenti della realtà che pure la tecnologia più avanzata del XXI secolo è capace di offrire.

 

Eppure dopo aver concluso il viaggio di In-finitum qualcosa sembra rimanere in sospeso: la ricerca intrapresa, necessariamente per metafore ed approssimazioni - ci ricordano i curatori della mostra – consiste sostanzialmente in susseguirsi di casi, eventi, esperienze, che offrono a loro volta a chi si impatta con esse un infinito mondo di esperienze, che sono prerogativa personale di chi le prova. Quel singolo elemento della realtà che diventa particolarmente pregnante quando è frutto della genialità creativa dell’artista, se è traccia dell’animo umano nella sua sete di “altrove”, potrebbe contenere qualche indizio per proseguire la ricerca. Ma sembra che proprio questo “altro” sia l’unica aspettativa che manca nella ricerca di questa mostra: che dall’esperienza si possa trarre qualche frutto di conoscenza. Se ne esce interessati, ma insieme dubitanti. E ci si chiede: l’In-finitum è anche qui, per queste calli veneziane? E i curatori, saprebbero coglierlo o sarebbe un caso senza conseguenza alcuna?

 

(Emanuela Centis)



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