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ESCLUSIVA/ Scola: le chances di un cristianesimo vivo oggi

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Io penso che il cristianesimo abbia, oggi più che mai, delle grandi chances.
Nel linguaggio comune attuale le due parole dominanti sono felicità e libertà. Così come nel tempo delle ideologie erano verità e giustizia. Ovviamente non si tratta di sottovalutare queste ultime, ma di partire da ciò che per l’uomo postmoderno sembra contare di più, cioè felicità e libertà.
Ora se noi leggiamo attentamente l’esperienza degli amici di Gesù, come il vangelo ce la testimonia, ci imbattiamo in queste parole del Signore: «Se vuoi essere compiuto - cioè felice -, vieni e seguimi»; e aggiunge: «Chi mi segue, sarà libero davvero».
Gesù si propone come la via alla libertà e alla vita in quanto ha il potere di donare la felicità ed è capace di un appassionato e sconfinato amore per la libertà dell’uomo.

 

 

Oggi assistiamo a una frantumazione dell’umano senza precedenti; sembra quasi non sia più possibile rintracciare un principio unificatore dell’io. Come stare di fronte a questa umanità che oggi si mostra con questo organismo fragile e disarticolato?

Edificando - attraverso adeguate comunità educanti, a partire dalla famiglia, dalla scuola, dall’intrapresa economica fino alla comunità cristiana - uomini e donne che ripropongono questa esperienza in termini personali e comunitari. La grande risorsa in proposito è l’incontro con Cristo. Come diceva Mons. Luigi Giussani, è l’incontro con un’ipotesi esistenziale esplicativa della realtà che permette che tutto concorra al bene. Un incontro che genera nell’io una capacità critica straordinaria: «Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono». In concreto si tratta di costruire ambiti in cui ogni persona possa fare questa esperienza.

 

 

Grazie alle enormi possibilità offerte dalla tecnoscienza si fa strada il progetto di ricostruire l’uomo sulla base del principio che egli è solo un agglomerato di materia. Ma questo basta a spiegare la natura dell’uomo e la nascita della coscienza?

L’inquietante progetto citato è perseguito da non pochi cultori della tecnoscienza e si riferisce alle strabilianti scoperte che si vanno facendo nel campo della fisica, della biologia, delle neuroscienze, ma la domanda si ripropone. Come è possibile che parti di materia priva di coscienza producano coscienza? Personalmente, penso che una rigorosa pratica delle scienze sperimentali non possa negare l’esperienza elementare dell’uomo che, per quanto possa essere radicata nel bios o nel cervello, sfocia inesorabilmente in una dimensione che possiamo chiamare spirituale e che, pur essendo in profonda unità con la precedente, tuttavia la supera. A prova, secondo me, che l’unità duale anima-corpo, sostenuta da più di duemila anni di pensiero, è insuperabile.

 

 

Nella prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto Giovanni Paolo II, Lei si è domandato: «Esiste un terreno comune da cui partire, nel rigoroso rispetto di ciò che è fede e quindi teologia e di ciò che è oggetto del sapere delle neuroscienze, per verificare quanta strada si può fare insieme?». Qual è stata la sua risposta?
 

 

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COMMENTI
23/11/2009 - Gli ipocriti e il Cristo (spadon gino)

Condivido pienamente le parole del Patriarca che considera il Crocifisso come un valore per tutta l'umanità. Ciò che mi irrita è la spudoratezza con la quele certe forze politiche si impossessano di questo simbolo per guadagnare un pugno di voti. Sono veneziano e ogni volta che passo per una delle piazze delle città di terraferma e vedo. nei gazebo dei Leghisti, le immagini di un crocifisso fatto a pezzi, tragico emblema – secondo loro - dell’oltraggio da parte di miscredenti e musulmani, mi sento ribollire di sdegno. Ma come! Ma con quale spudoratezza questi individui possono protestare contro chi a loro avviso “misconosce” il Cristo quando sono loro stessi a negarlo e a offenderlo? Che cosa sono, infatti, quei loro manifesti, accostati all'immagine del crocifisso, che incitano a ricacciare nei loro paesi gli extracomunitari se non un oltraggio a quella Croce che è simbolo di compassione e di umana solidarietà? A volte mi domando perché un servitore del Cristo non venga lì, davanti a quei gazebo, per ricordare le parole del discorso della Montagna: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dissetato… " La barbarie trova alimento proprio nel silenzio di chi dovrebbe gridare ai quattro venti: "Tacete voi che non conoscete pietà e carità. La Chiesa vi dice che è indegno servirvi, per in vostri meschini disegni, di Colui che fu misericordia e amore".