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ESCLUSIVA/ Scola: le chances di un cristianesimo vivo oggi

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La mia risposta è affermativa: è il terreno dell’esperienza morale elementare. Gli stessi cultori delle neuroscienze parlano di “morale prima della morale”, per dire - come sostiene uno dei più famosi, Gazzaniga - che “il nostro cervello vuole credere”. Non so se domani si riuscirà a dimostrare che la mente è riconducibile al cervello, ma so che, in ogni caso, l’esperienza morale elementare, per quanto possa avere la sua origine nei meccanismi neuronali del cervello, ultimamente li trascende. Li trascende proprio perché mette in campo il senso religioso.

 

 

Tanti cristiani soffrono un dualismo tra fede e vita, come la fede non fosse più in grado di mostrare la sua portata di verità e di bene nella realtà quotidiana (studio, lavoro, affetti). Cosa può vincere questo dualismo?

Da dove ripartire per ricostituire un soggetto cristiano unito? Qui ritorniamo a quanto rilevato in precedenza: dato che nessuno si educa da sé - il discorso sull’auto-educazione è un discorso banale -, è necessario che qualcuno che già vive questa esperienza di unità si prenda cura dell’educando che gli è affidato. E questo generalmente può avvenire solo dentro comunità vitali. Per noi cristiani l’unità non è un traguardo da conquistare, ma il dono di un’Origine (torniamo alla prima risposta) da riconoscere.

 

 

Perché secondo lei la strada del ritorno alla “esperienza elementare” (quella propria di ogni persona quando affronta le domande fondamentali della vita) dovrebbe essere una risorsa per affrontare la situazione dell’uomo di oggi?

Perché l’esperienza elementare supera ogni complessità. Questo è molto importante.
Come hanno mostrato bene Mons. Giussani ne Il rischio educativo, o Woytjla in Persona e Atto, o von Balthasar in Gloria, l’esperienza elementare è assolutamente inaffondabile. Io la paragono a quello che a volte si può vedere in primavera in città, passando vicino a un’area dismessa in cui qualche vecchia costruzione è stata demolita e non si è ancora riedificato, quando spuntano qua e là, tra i detriti, dei fili d’erba. Ecco, l’esperienza elementare è come quei fili d’erba: per quanto possa essere soffocata è insopprimibile, rispunta sempre, non la si può sradicare.

 

 

La recente sentenza sui crocifissi nelle scuole ha suscitato la reazione scandalizzata della maggioranza del popolo italiano, addirittura l’84% secondo un sondaggio del Corriere della Sera. Questo dato significa qualcosa per lei?

 

 

 

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COMMENTI
23/11/2009 - Gli ipocriti e il Cristo (spadon gino)

Condivido pienamente le parole del Patriarca che considera il Crocifisso come un valore per tutta l'umanità. Ciò che mi irrita è la spudoratezza con la quele certe forze politiche si impossessano di questo simbolo per guadagnare un pugno di voti. Sono veneziano e ogni volta che passo per una delle piazze delle città di terraferma e vedo. nei gazebo dei Leghisti, le immagini di un crocifisso fatto a pezzi, tragico emblema – secondo loro - dell’oltraggio da parte di miscredenti e musulmani, mi sento ribollire di sdegno. Ma come! Ma con quale spudoratezza questi individui possono protestare contro chi a loro avviso “misconosce” il Cristo quando sono loro stessi a negarlo e a offenderlo? Che cosa sono, infatti, quei loro manifesti, accostati all'immagine del crocifisso, che incitano a ricacciare nei loro paesi gli extracomunitari se non un oltraggio a quella Croce che è simbolo di compassione e di umana solidarietà? A volte mi domando perché un servitore del Cristo non venga lì, davanti a quei gazebo, per ricordare le parole del discorso della Montagna: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dissetato… " La barbarie trova alimento proprio nel silenzio di chi dovrebbe gridare ai quattro venti: "Tacete voi che non conoscete pietà e carità. La Chiesa vi dice che è indegno servirvi, per in vostri meschini disegni, di Colui che fu misericordia e amore".