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LETTURE/ “L’occhio del ’900”, Casetti fra cinema e ideologia

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Il secondo grande contributo del libro consiste nella profondità di lettura attraverso cui Casetti osserva il rapporto tra cinema e modernità: che tipo di sguardo ha creato il cinema e come il cinema riflette il pensiero della modernità. Nel suo essere un luogo di raccolta e rappresentazione di informazioni (medium) per un vasto pubblico, il cinema è stato certamente un mezzo in grado di creare un sistema di relazioni e un linguaggio universale, e nel suo essere luogo della messa in forma di riti e della riscrittura di miti vecchi e nuovi, esso è stato certamente un fattore determinante nel creare dei modelli universali di interpretazione della realtà. Tuttavia la caratteristica che, a parere dell’autore, è stata più incisiva nello specchiare e riformulare il pensiero della modernità consiste nella capacità dialogica del cinema di negoziare un pensiero universale e di ricercare un compromesso tra i contrari della realtà. Il carattere fondamentale del cinema consiste dunque per Casetti nel suo “sguardo ossimorico”, a metà strada tra frammento e totalità, tra soggettività e oggettività, tra macchina e uomo, tra eccitazione e ordine, tra immersività e distacco: in un lavoro assiduo ed ininterrotto di confronto e ricomposizione, l’occhio del cinema è infatti l’unico infatti in grado di «operare su fronti contrapposti riuscendo nel contempo però anche a compenetrarli tra loro». In tal senso, come sguardo “sincretico”, capace di dar evidenza, chiarire e avvicinare posizioni distanti per individuare nuove soluzioni praticabili, il cinema non solo si costituisce come un pensiero e una libera disciplina, ma anche come il luogo privilegiato per veicolare l’autocoscienza della modernità.

Alla luce di ciò, l’interpretazione casettiana del cinema come parte integrante della modernità si pone come un interessante punto di lettura anche del fenomeno cinematografico odierno, giunto ormai – con l’età del multimediale e dell’interattivo, con l’emergere di nuove tecnologie di produzione e consumo dell’immagine (DVD; pay per view, on demand), con la crisi della sala e delle vendite- a definirsi come “cinema due”. Questa interpretazione, insieme all’accurata lettura del secolo appena passato, si connota anche come una chiamata verso una rinnovata negoziazione della natura e del ruolo del cinema nel secolo appena cominciato. 

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