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RICORDO/ Francesco Gentile: il maestro a cui diciamo arrivederci

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Chi di noi può dire di aver fatto un’esperienza così in università? Quante volte ci siamo ritrovati a bere, mangiare e cantare, tra noi o con tutte le matricole a fine corso: ogni momento della vita per lui era occasione di conoscenza, innanzitutto per sé. Una volta gli ho raccontato un episodio accaduto durante una mia giornata di lavoro e lui il giorno dopo ha aperto un convegno partendo proprio da quell’episodio.

 

Cos’è veramente l’avventura del sapere, cos’è veramente l’esperienza della conoscenza senza un uomo che ne domandi sempre il senso, che guardi attentamente l’incedere dei suoi ragazzi? Gentile era un maestro vero. Da lui ho compreso come la filosofia, la teoria generale del diritto, la sussidiarietà non sono paradossalmente frutto di indagini gnoseologiche, di puro pensiero, ma sono illimitata possibilità di vita, criteri di osservazione e anche di governo di uno Stato. Il suo genio non è mai stato relegato al solo campo accademico, ma traspariva sempre dalla curiosità e umanità, dall’energia, dall’espressione del viso e degli occhi, sino alla fine, sino al suo ultimo abbraccio.

 

Un maestro, insisto: uno per il quale vita, umanità e genialità accademica coincidono.

Grazie e arrivederci professore.

 

Andrea Gabbani



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