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PAPA/ Ci voleva la “scossa” di Benedetto per rianimare il mondo dell’arte

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Benedetto XVI si appella ai grandi, chiede loro conferma e rilancia la loro stessa sfida. Introduce la scrittrice Simone Weil e la poesia di Norwid: “La bellezza è per entusiasmare al lavoro/ il lavoro è per risorgere”. Legge una affermazione del pittore Georges Braque: “L’arte è fatta per turbare, mentre la scienza rassicura” e poi brani di Platone e del teologo Hans Urs von Balthasar: “La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto”.

Con questo incontro diretto e cordiale, Ratzinger risponde alla domanda lanciata dal suo predecessore con la Lettera agli artisti del 1999: “La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente... Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte, ma l’arte ha bisogno della Chiesa?” Seduto, con alle spalle “la drammatica bellezza della pittura michelangiolesca”, il Pontefice domanda l’amicizia degli artisti, uomini che comunicano la bellezza, specchio della verità.

È delle loro mani che ha bisogno e lo ripete più volte con le parole di Paolo VI: “Noi abbiamo bisogno di voi. Il Nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. E in questa operazione… voi siete maestri. E’ il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità… Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani… Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo”.

Con l’entrata delle parole di Sant’Agostino, questo spettacolo si avvia alla conclusione e lancia un’immagine che è energia per un inizio: “Godremo, dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia: una visione che supera tutte le bellezze terrene, quella dell’oro, dell’argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli; la ragione è questa: che essa è la fonte di ogni altra bellezza”.

L’augurio che Papa Benedetto lancia a tutti gli artisti del mondo è portare “nei vostri occhi, nelle vostre mani, nel vostro cuore questa visione, perché vi dia gioia e ispiri sempre le vostre opere belle”. E a me cosa resta, dopo questo eccezionale incontro? Forse solo il compito quotidiano di affrontare il lavoro con la compagnia di queste parole, che sono pietre per costruire. “In luoghi abbandonati costruiremo con mattoni nuovi”, ha profetato Eliot.
Da sabato 21 novembre i mattoni sono qui e questa è la speranza che mi mette all’opera adesso.

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COMMENTI
01/12/2009 - Una breve citazione (Paolo De Fraia)

L'incontro del Papa con gli artisti e quanto a loro detto, mi ha ricordato quanto affermò un artista, un ballerino classico di fama internazionale (anni 70-80) il M° Marinel Stefanescu. In una conferenza stampa di qualche anno fa, un giornalista gli chiese qualcosa rispetto il rapporto tra l'arte, quella sacra in particolare, e gli artisti di oggi. Risposta: " Gli artisti di oggi cercano più il moderno che l'Eterno ". Paolo