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POESIA/ Alda Merini, l’amore umano non basta

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La mia poesia è alacre come il fuoco

trascorre tra le mie dita come un rosario.

Non prego perché sono un poeta della sventura

Che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,

sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,

sono il poeta che canta e non trova parole,

sono la paglia arida su cui batte il suono,

sono la ninnananna che fa piangere i figli

sono la vanagloria che si lascia cadere,

il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede la luce.

 

Alda Merini da “La volpe e il sipario”



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
03/11/2009 - L'avevo sospettato... (Francesco Giuseppe Pianori)

Ho letto solo poche poesie di Alda Merini, ma avevo subito, dalla prima, sospettato che la tradizione cristiana avesse scavato molto in lei e nella sua poetica. I "pazzi", si sa, sono considerati poco o appena sopportati presso di noi; mentre presso i popoli antichi e fra gli indiani d'America erano reputati in diretto e costante contatto con il Mistero. Grazie, dottoressa Maddalena Bertolini Fanton e mi scusi l'impudenza; ma il verso di Alda citato all'inizio del suo articolo è molto più musicale dell'incipit del suo articolo. "sono nata il ventuno a primavera" è di una musicalità unica. Anche mia madre era "pazza" e non ha mai scritto poesie; ma era una madre veramente poetica! La fede cristiana ha segnato e segna, grazie a Dio, tutta la nostra civiltà e cultura fin dalle sue origini. E' un dono incredibile che è stato fatto all'Italia e la rende ancora grande fra i popoli. Sono proprio contento che Alda Merini fosse figlia, come Lei ha mirabilmente tratteggiato, di questa cultura e di questa nostra civiltà. Grazie