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PAOLO VI/ Benedetto XVI nelle terre di Montini, il papa “grato di essere bresciano”

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Le abitazioni di città e di campagna dei Montini sono una fucina di tutto questo movimento cattolico; importantissima per la formazione di Battista è soprattutto l’assidua presenza all’Oratorio della Pace, gestito dai religiosi filippini e tuttora fiorente; per tutta la vita resterà legato in particolare a p. Bevilacqua, che ospiterà a Roma nella sua casa a cavallo degli anni ‘20 e ‘30, quando è ricercato dai fascisti, e che da papa eleverà al cardinalato; e a p. Paolo Caresana, che sarà suo confessore. Frequentare la “Pace”, come viene chiamata dai bresciani, significa ricevere una fede fiera ed impegnata che si declina in opere catechetiche e di carità: Battista è prefetto della congregazione mariana, diffusore della buona stampa, educatore; ma fa anche parte delle Conferenze di s. Vincenzo, distribuisce la minestra ai poveri durante la guerra… Diverse esperienze, tutte nella prospettiva dell’apostolato, la più importante delle quali è la costante collaborazione al periodico «La Fionda», espressione di un cenacolo di amicizie spirituali di cui Montini è guida morale, che promuove una religione vissuta come sorgente del rinnovamento della società dopo la tragedia della grande guerra: è «l’anima fiondista», che sarà spenta solo dal fascismo, con la soppressione del giornale nel 1926. Nei luoghi della giovinezza montiniana va segnalato anche Chiari, a pochi chilometri da Brescia, dove Giovanni Battista incontra una comunità di monaci benedettini, che lascia un segno forte nel suo spirito e influisce sulla sua vocazione.

Il 29 maggio 1920 mons. Giacinto Gaggia lo ordina sacerdote nella cattedrale di Brescia; don Battista pensa al proprio futuro come prete in cura d’anime in parrocchia. Ma l’anno successivo viene trasferito a Roma, dove inizia gli studi accademici… A Brescia non vivrà più e vi tornerà solo per periodi sempre più brevi, in visita alla famiglia; o in occasioni pastorali, durante il periodo dell’episcopato milanese. Ma gli rimane sempre un grande affetto per quel mondo, venato da una punta di nostalgia. Tant’è che, ricevendo una rappresentanza di bresciani nel 1972, Paolo VI evoca «tante persone degnissime incontrate a Brescia nel primo periodo della nostra vita; sacerdoti ammirabili, laici valorosissimi ed esemplari, Istituzioni operanti in stile di milizia e di carità cristiana, atmosfera di fede e di azione impregnata di non comune spirito di sincera pietà religiosa e di virili sentimenti civili e sociali. [...] la sana e profonda religiosità, che nella fede cattolica trova la sorgente ed il vigore delle caratteristiche virtù bresciane, la franchezza specialmente e la bontà». E conclude: «Questo papa è grato a Dio e riconoscente a voi d’essere bresciano».

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