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RICORDO/ Franco Cardini: cattolico ma senza ideologia: a quando un altro De Rosa?

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Credo che questioni e polemiche di questo tipo siano, a livello serio, per lo più storicizzate anche se purtroppo sono di recente tornate malamente di moda. De Rosa è stato vittima, come molti, di facili etichette. Mai come oggi poi è facile appioppare etichette a qualcuno. Si è visto un importante partito dare l’etichetta di cattocomunista a un personaggio di grande equilibrio come il cardinal Dionigi Tettamanzi. In realtà interpretare posizioni davvero indipendenti è una sfida oggi più che mai.

 

Al di là di quelle che lei giustamente chiama “etichette”, quale contributo diede De Rosa al mondo cattolico e che cosa ha perso questo mondo con la sua scomparsa?

 

Direi che il suo merito fondamentale è stato quello di mantenere la storia del cattolicesimo all’interno di una realtà equilibratamente conservata. Il mondo cattolico non ha purtroppo oggi molte frecce nella faretra in Italia dal punto di vista degli storici. Studiosi che contano, o che comunque si dichiarano cattolici, in Italia sono sempre più rari. Quindi la perdita di De Rosa la si può mettere in rapporto con altre perdite recenti come quelle di Pietro Scoppola, Giorgio Rumi o Cesare Mozzarelli, che non avevano un impegno cattolico altrettanto esplicito e dichiarato, ma che erano esponenti di una storiografia equilibrata e responsabile. Anche questi appartenevano a un mondo in grado di competere con i livelli europei. Ma si tratta soprattutto di una perdita pesante per la Chiesa stessa perché la Chiesa ha sempre più bisogno di difensori del calibro di De Rosa, essendo sempre più soggetta a molte tensioni e anche ad attacchi inattesi. La Chiesa necessita di studiosi equilibrati in un momento storico in cui predominano le esagerazioni e le prese di parte estremiste. Purtroppo gli studiosi equilibrati non sono moltissimi.

 

Comunque, sebbene equilibrato e sicuramente non cattocomunista, De Rosa non nascose mai la propria impostazione di sinistra.

 

Certo, ma anche le sue posizioni di “sinistra” mi sono sempre sembrate molto caute. Non era certo il tipo da elaborare demagogiche condanne alla gerarchia ecclesiastica, per esempio. Le sue non sono certamente mai state posizioni di rottura, “eretiche” o comunque estremistiche. Soprattutto bisogna rendersi conto che nel periodo principale della sua attività di studioso predominavano estremismi da ogni parte. E anche una buona fetta di cattolicesimo non ne fu esente. C’era un certo cattolicesimo estremistico che però non fu mai il suo.

 

Qual è invece il lascito più importante di Gabriele De Rosa da un punto di vista scientifico?

 

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COMMENTI
10/12/2009 - Gabriele De Rosa (Paolo Tritto)

Non sono d’accordo su due passaggi dell’intervista. Primo, dove si dice che «il mondo cattolico non ha purtroppo oggi molte frecce nella faretra in Italia dal punto di vista degli storici». Non è vero; noi abbiamo Franco Cardini. Secondo, dove si sostiene che il merito fondamentale di De Rosa «è stato quello di mantenere la storia del cattolicesimo all’interno di una realtà equilibratamente conservata». Nemmeno questo mi sembra vero; nei confronti di Sturzo fu stravolto il suo pensiero, tacendo l’aspetto più originale del suo insegnamento, come dove parlava delle famose “tre male bestie” rappresentate per lui dallo statalismo, dalla partitocrazia e dallo sperpero del denaro pubblico. Ci fu consegnato uno Sturzo socialisteggiante, populista, assistenzialista – cioè l’esatto contrario di quello che era. Dispiace dire che Gabriele De Rosa prestò il fianco a questa manipolazione con i suoi studi e soprattutto con la sua azione politica che lo portò ad aderire a quel Partito popolare di derivazione democristiana che Sturzo non avrebbe approvato mai. Ricordo che quando Sturzo fu nominato senatore a vita, si rifiutò di aderire al gruppo della Democrazia cristiana di De Gasperi.

 
10/12/2009 - dimenticanze (Andrea Nahum Zanardo)

Trovo davvero curioso che solo l'Osservatore Romano abbia ricordato un libro di De Rosa pubblicato nel 1938, "La rivincita di Ario", in cui il giovane studioso riversava la sua prosopopea contro ebrei, ebraismo e sionismo. E, in quanto cittadino italiano ed israeliano, di religione ebraica, vorrei sapere se mai il De Rosa abbia scritto una sola riga di scuse verso gli ebrei d'Italia, come il contemporaneista De Rosa guardava all'unica democrazia del Medio Oriente, se l'autore de "La rivincita di Ario", a guerra conclusa, abbia mai visitato lo Yad Vashem, se mai questo personaggio abbia riconosciuto, e dove, e come, il diritto del popolo ebraico alla autodeterminazione.