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RICORDO/ Franco Cardini: cattolico ma senza ideologia: a quando un altro De Rosa?

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Senza dubbio i suoi lavori di respiro ampio sulla storia d'Italia e d’Europa. Sono tanto più importanti quanto più è ormai difficile che gli studiosi, specialmente le nuove generazioni, riescano ad affrontare argomenti di ampio respiro. Noi italiani abbiamo degli ottimi, buoni e decorosi autori di monografie. Su questo non c’è nulla da eccepire. Ma si limitano per lo più appunto ad argomenti ristretti. Abbiamo invece una certa carenza di personaggi in grado di abbracciare lunghi periodi di storia. Questo è un dato piuttosto triste. Sarebbe il caso che un maggior numero di docenti rispetto agli attuali desse prova di conoscere e padroneggiare la storia quasi almeno com’era in grado di farlo De Rosa.

 

Alcuni addirittura lo hanno accusato, a questo proposito, di essere uno storico da manuale scolastico.

 

Sì, per molto tempo è stato accusato in questo modo. Io la trovo un’accusa un po’ assurda anche perché non ha scritto solo manuali. Ma qualcuno, un po’ malevolmente, l’ha considerato un autore principalmente di manuale e questa è un po’ una piccola malignità accademica. Le cose non stanno affatto così. Ad ogni modo direi che fu piuttosto il contrario: la sua profonda conoscenza della storia gli consentì di scrivere facilmente anche dei validi manuali ad uso scolastico. Vista da questa prospettiva la vicenda è più chiara.



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COMMENTI
10/12/2009 - Gabriele De Rosa (Paolo Tritto)

Non sono d’accordo su due passaggi dell’intervista. Primo, dove si dice che «il mondo cattolico non ha purtroppo oggi molte frecce nella faretra in Italia dal punto di vista degli storici». Non è vero; noi abbiamo Franco Cardini. Secondo, dove si sostiene che il merito fondamentale di De Rosa «è stato quello di mantenere la storia del cattolicesimo all’interno di una realtà equilibratamente conservata». Nemmeno questo mi sembra vero; nei confronti di Sturzo fu stravolto il suo pensiero, tacendo l’aspetto più originale del suo insegnamento, come dove parlava delle famose “tre male bestie” rappresentate per lui dallo statalismo, dalla partitocrazia e dallo sperpero del denaro pubblico. Ci fu consegnato uno Sturzo socialisteggiante, populista, assistenzialista – cioè l’esatto contrario di quello che era. Dispiace dire che Gabriele De Rosa prestò il fianco a questa manipolazione con i suoi studi e soprattutto con la sua azione politica che lo portò ad aderire a quel Partito popolare di derivazione democristiana che Sturzo non avrebbe approvato mai. Ricordo che quando Sturzo fu nominato senatore a vita, si rifiutò di aderire al gruppo della Democrazia cristiana di De Gasperi.

 
10/12/2009 - dimenticanze (Andrea Nahum Zanardo)

Trovo davvero curioso che solo l'Osservatore Romano abbia ricordato un libro di De Rosa pubblicato nel 1938, "La rivincita di Ario", in cui il giovane studioso riversava la sua prosopopea contro ebrei, ebraismo e sionismo. E, in quanto cittadino italiano ed israeliano, di religione ebraica, vorrei sapere se mai il De Rosa abbia scritto una sola riga di scuse verso gli ebrei d'Italia, come il contemporaneista De Rosa guardava all'unica democrazia del Medio Oriente, se l'autore de "La rivincita di Ario", a guerra conclusa, abbia mai visitato lo Yad Vashem, se mai questo personaggio abbia riconosciuto, e dove, e come, il diritto del popolo ebraico alla autodeterminazione.