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TEMPI/ Marina Corradi: nel grigio dicembre l’attesa di una nascita

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Occorre scavare nella terra nera. Piccole buche discretamente profonde. Umido e freddo il terriccio sotto le dita; non è una cuccia, piuttosto una fossa. I bulbi così poveri e brutti, qualcuno con un’avventata punta verde di germe spuntata anzitempo. Il cane li annusa e li abbandona, deluso: cipolle, pare dire, roba incommestibile.

 

«Vedrai come saranno belli», spiego ai suoi innocenti occhi nocciola. I cani non capiscono. E anche gli uomini capiscono a fatica. Perché è strano: occorre scendere nella terra morta, nei giorni più bui, perché rinasca ciò che è più bello. Perché una mattina d’aprile si apra la corolla dell’iris regale. E quel lontano giorno di dicembre sembri un sogno. E quel fiorire, un miracolo.

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COMMENTI
10/12/2009 - una prosa bellissima (enrico colombo)

dal titolo pensavo si riferisse al Natale ed alla nascita di Gesù, poi leggendo questa prosa bellissima, il riferimento alla vita ed al suo ciclo mi ha affascinato. complimenti.