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IDEE/ Il problema di Dio? Una questione di buon senso, firmato Ruini e Spaemann

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Dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio è dunque impossibile perché in realtà Dio agisce già come presupposto? Da un certo punto di vista, ammette Spaemann, le cose stanno proprio così. Dopo Nietzsche non possiamo più pretendere di maneggiare la verità indipendentemente da Dio ma “possiamo avere contemporaneamente soltanto entrambe le cose”. Lungi dal significare un’abdicazione dal problema della dimostrazione razionale di Dio - Spaemann ha anzi chiuso il proprio intervento proponendo un proprio argomento che ha definito “Nietzsche-resistente” - questa condizione postmoderna della domanda teologica esige la riaffermazione forte della personalità dell’uomo, la quale, secondo le parole di Spaemann, “sta e coincide con la sua capacità di verità”.

 

Questa riaffermazione comporta innanzitutto la confutazione dell’immagine che di essa forniscono “biologi, teorici dell’evoluzione e delle neuroscienze”. Per Spaemann la posta in gioco in questa controffensiva in difesa della personalità è - come direbbe Chesterton - la difesa dell’ovvio, ossia la difesa della nostra certezza di essere soggetti di un’identità, di una libertà, di un male, di un bene etc. Dall’altra parte essa appare però anche come l’unica garanzia per poter scorgere in azione quella tensione alla verità senza la quale assieme a Dio anche l’uomo diviene un’illusione.

 

 

 



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