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ZASLAVSKY/ Quello storico che ha dato del filo da torcere a Togliatti e al Pci

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Sempre dallo stesso attaccamento ai documenti erano nati i suoi lavori sulla tragedia dei circa 25.000 prigionieri polacchi che nella primavera del 1940 erano stati massacrati dai sovietici nei pressi di Katyn e di alcuni altri luoghi dell’URSS; anche in questo caso troppo a lungo una parte dell’occidente si era accontentata delle spiegazioni sovietiche che attribuivano la colpa dell’eccidio ai nazisti: ancora nell’edizione del 1990 la Storia dell’Unione Sovietica di Giuseppe Boffa metteva in dubbio la vera paternità della strage.

Quello della denuncia delle complicità e dei silenzi dell’occidente è stato un altro dei punti sui quali il lavoro di storico di Zaslavsky ha dato dei grandi contributi, anche dal punto di vista del significato e degli strascichi che certi silenzi hanno avuto sulla nostra vita contemporanea, basti a questo proposito ricordare quanto scriveva Zaslavsky parlando del muro di omertà e di connivenze che aveva permesso di tollerare i finanziamenti sovietici ai comunisti italiani, mettendoli sullo stesso piano di quelli ricevuti dai partiti democratici per favorire il mantenimento del regime democratico pluripartitico: «la tacita accettazione, se non l’approvazione della prassi dei finanziamenti sovietici, si traduceva in un indebolimento del senso dello Stato e dell’identità nazionale». La crisi attraversata dalla politica italiana dopo la fine dell’Unione Sovietica trova in questa osservazione, e nella denuncia di una sorta di teoria della doppia verità, una chiave di lettura che rende l’opera di Zaslavsky assai interessante anche oltre i limiti della sola storiografia.

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