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IDEE/ Robert Spaemann: la scienza è un bene, ma l’uomo non smetta mai di contemplare

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Ieri era l’ateismo materialista, nelle sue varie colorazioni ideologico politiche. Più tardi è stato l’indifferentismo religioso ad attaccare la credenza dell’uomo in Dio. Ma la persona non ha mai smesso di interrogarsi sul senso di tutto. Senza credere in Dio, dice il filosofo tedesco Robert Spaemann, l’uomo ci perde: è meno libero. Perché ne va della ricerca della verità e del suo fine e dunque dell’io stesso che domanda. Ma è il cristianesimo la risposta definitiva alla ricerca, «non solo perché ipotesi di un altro mondo o di un'altra visione della realtà - dice Spaemann - ma perché la Verità si è fatta carne».

 

Da chi viene oggi il vero attacco contro Dio e la religione?

 

In ogni tempo della storia ci sono state cause e motivi diversi che hanno provocato le più svariate domande circa l’esistenza di Dio. Sebbene in molti lo sostengano, oggi il problema non mi sembra che riguardi come l’uomo possa venir liberato dagli obblighi della religione. In realtà la maggior parte delle persone, più o meno inconsapevolmente, fa esperienza di una minaccia della propria libertà da parte della scienza e della tecnologia. Le scienze naturali hanno sempre di più espanso il loro dominio negli ambiti della vita delle persone.

 

Il progresso delle scienze sperimentali non è “innocente”?

 

Purtroppo i mezzi di questo dominio sono anche mezzi di potere sull’uomo e, soprattutto, del potere di uomini su altri uomini. Tale dominio sull’uomo ha raggiunto oggi confini enormi e minacciosi, come la possibilità che abbiamo, o presto avremo, di incidere geneticamente sul profilo biologico di una persona. Oppure pensiamo alle neuroscienze il cui principale intento è quello di dimostrarci che la nostra libertà e il nostro libero arbitrio sono un’illusione. Le estreme conseguenze di questa logica potrebbero portarci a imprigionare tutti coloro il cui profilo genetico e neurologico descrive come potenziali criminali.

 

E come entra in gioco Dio?

 

La fede in Dio in questo contesto equivale alla libertà dell’uomo. Libertà intesa come ricerca della verità. In questa ricerca l’Illuminismo ha cercato di sostituire totalmente la fede con la ragione, ma proprio qui risiede il grande errore dell’Illuminismo: l’aver negato a priori la validità della fede come elemento per raggiungere la verità. Come ultima conseguenza lo scientismo ha contestato poi il fatto che la ragione abbia a che fare con la verità, circoscrivendo la ragione a un ambito puramente empirico. Mentre è la fede, come apertura alla realtà, l’unica vera compagna della ragione.

 

In queste sue risposte si avverte l’eco della critica che Horkheimer e Adorno fecero nei confronti dell’Illuminismo (cfr ilsussidiario.net 18-3-2009). Come spiega però la coesistenza dei dogmi dello scientismo e dell’assenza di verità proclamata dal relativismo?

 

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COMMENTI
18/12/2009 - Il mio occhio vaga. (claudia mazzola)

Quando contemplo la mia piantina di ciclamini e vedo le foglioline nuove, non mi viene mai di pensare che sia la scienza a farle, ho fede che vengano create.