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STORIA/ La Croce contro la Svastica: il conflitto fra Terzo Reich e Vaticano

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In Germania, la lotta al nazismo partì dal pulpito di una chiesa di Colonia, allorché un famoso gesuita, padre Josef Spieker, esclamò: «La Germania ha un solo Führer, ed è Cristo!». Fu il primo religioso cattolico a finire in campo di concentramento. Riuscirà a salvarsi e a scrivere le sue memorie. Non così quattromila suoi confratelli, che nei Lager nazisti immoleranno le loro vite. Tale fu, infatti, il contributo di sangue che sacerdoti, suore e religiosi tedeschi dovettero pagare alla svastica.

 

È vero che Hitler ordinò di fare prigioniero il Papa e rinchiuderlo in una fortezza del Lieschtenstein, sull’esempio di quanto, un secolo e mezzo prima, aveva fatto Napoleone Buonaparte con Pio VI e Pio VII?

 

Sì, ed è un evento storico che ho accertato e raccontato io, per la prima volta, molti anni fa. Fu dopo la disfatta di Stalingrado che Hitler impartì al generale delle SS Karl Wolff l’ordine di predisporre l’arresto del Papa e il suo trasferimento nel Liechtenstein. «Il Vaticano», queste le sue parole, «è un covo di cospiratori contro l'Asse. Bisogna occuparlo, arrestare Pio XII e i suoi cardinali e sottoporli alla nostra autorità». Wolff prese tempo e tergiversò, finché il Führer si decise a rinunciare al progetto. Il generale lo aveva convinto del fatto che, dopo l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi e lo stretto controllo esercitato sul Vaticano, non era più necessario eseguire il rapimento. Ma Wolff, che, dietro le pressanti richieste di molti cardinali, aveva fatto sospendere l’esecuzione di parecchie condanne a morte (il che gli varrà il proscioglimento a Norimberga), aveva un piano preciso: lanciare un ponte verso gli angloamericani. E il Papa fece da intermediario, agevolando la resa di un milione di uomini nelle mani degli Alleati.

 

Nel suo libro c’è anche un capitolo dedicato ai preti filonazisti

 

Effettivamente, all’interno della Chiesa non mancarono punte di filonazismo. Un caso clamoroso fu quello di monsignor Alois Hudal, rettore del Collegio di Santa Maria dell’Anima di Roma, chiamato “il vescovo bruno”. Di antisemitismo fu accusato anche monsignor Jozef Tiso, divenuto presidente della Repubblica Slovacca dopo la conquista della Cecoslovacchia da parte della Wehrmacht e la divisione del Paese in due tronconi. Ma Hudal non ottenne mai il credito che si attendeva dalla Santa Sede, mentre Tiso fu declassato per ordine di Pio XII. Nel campo protestante, Ludwig Müller, autoproclamatosi Reichsbischof, “vescovo del Reich”, aveva dato vita alla Chiesa dei Deutsche Christen, il cui statuto contemplava l'Arierparagraph, il “paragrafo ariano” che prometteva guerra incondizionata agli ebrei. Punte di antisemitismo non si ebbero invece mai nei ranghi dei cattolici schierati con Hitler.

 

Ha anche dedicato un capitolo alle donne cattoliche tedesche che si opposero al nazismo

 

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