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STORIA/ La Croce contro la Svastica: il conflitto fra Terzo Reich e Vaticano

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È di recente uscita il volume storico di Luciano Garibaldi «O la Croce o la Svastica. La vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il nazismo». Si tratta dell’avvincente racconto, nel consueto stile del giornalista e storico, di un conflitto ideologico-politico durato dodici anni, tanti quanti ne trascorsero dalla presa del potere da parte di Hitler in Germania, per giungere alla fine della seconda guerra mondiale. Un conflitto del quale si sa poco, troppo spesso equivocato da false o incomplete ricostruzioni storiche, alle quali l’autore si è riproposto di porre fine.

 

Luciano Garibaldi, quali furono veramente i rapporti tra la Chiesa di Roma e il Terzo Reich?

 

Vengo subito al cuore del problema. Il primo febbraio 1933 Hitler prese il potere e s’impegnò a “proteggere fermamente il cristianesimo”. Ma ben presto rivelò le sue vere intenzioni. Una serie di soprusi e violenze ai danni della Chiesa cattolica spinse Pio XI a promulgare l’enciclica “Mit brennender Sorge”. L’assassinio del presidente dell’Azione Cattolica di Berlino, che si era dimostrato solidale con gli ebrei ed aveva pregato con loro, segnò l’inizio di un’autentica persecuzione: soppressione delle scuole cattoliche, chiusura della stampa confessionale, arresto dei suoi direttori, ondata di processi-farsa contro il clero. In Austria, dopo l’Anschluss, ovvero l’annessione al Terzo Reich, si giunse al saccheggio e all’incendio delle scuole cattoliche e del palazzo arcivescovile di Vienna.

 

Chi furono i prelati più attivi contro il regime nazista?

 

Un ruolo fondamentale fu svolto dal futuro Beato Clemens von Galen, vescovo di Muenster. Fu lui, assieme al vescovo di Berlino Konrad von Preysing, suo cugino primo, a schierare la Chiesa cattolica tedesca contro il nazismo e a dar vita ad una lotta senza quartiere contro Alfred Rosenberg e il suo “Mito del XX secolo”, il razzismo.

 

Quale fu il ruolo di Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, allora segretario di Stato, in quelle circostanze?

Furono ben settanta - anche se pochi lo sanno - le note di protesta del segretario di Stato Eugenio Pacelli al governo di Hitler. Conseguenza delle sue iniziative fu la  esplicita accusa contro Pacelli, appena asceso al soglio pontificio, contenute nei rapporti segreti di Reinhard Heydrich, il promotore della “soluzione finale”, ai Gauleiter, i capi delle province tedesche: «è  schierato a favore degli ebrei, è nemico mortale della Germania ed è complice delle potenze occidentali». Del resto, parole inequivocabili di condanna del nazismo sono contenute nei due radiomessaggi pronunciati dal Pontefice in occasione del Natale del 1941 e del Natale 1942. Ma già nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’enciclica “Summi Pontificatus”, si era schierato apertamente in difesa degli ebrei. E quando era ancora segretario di Stato, aveva pubblicato alcuni articoli dedicati al nazismo su “L’Osservatore Romano”, in uno dei quali aveva scritto che il partito di Hitler non è “socialismo nazionale”, ma “terrorismo nazionale”.

 

Qualche episodio specifico e poco conosciuto?

 

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