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Cultura

RICORDO/ Methol Ferré: l’anti Che Guevara che leggeva Del Noce e si batteva per il Sudamerica

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Methol Ferré ha sviluppato un’interpretazione sistematica dell’America Latina moderna, quella, cioè risultante dall’incontro con l’Europa spagnola e l’occidente, e dell’America Latina contemporanea, sorta dalla formazione degli stati indipendenti, fino alla nascita del Mercosud, uno dei temi privilegiati della sua riflessione. Il suo è stato un approccio storico al passato ma non storicista. Non è un caso che il russo Nikolaj Berdiaev sia tra le sue fonti di più riconosciuta influenza, come Ortega y Gasset, lo spagnolo Unamuno, il tedesco Scheler, a cui deve l’incontro con la grande tradizione cristiana e le sue parole chiave, e, ultima influenza sulla sua maturità intellettuale, il filosofo italiano Augusto Del Noce.

Methol Ferré aveva la singolare capacità di riconoscere i dinamismi profondi della storia, quei movimenti che si producono nel sottosuolo e che giungono alla superficie assumendo forme non contingenti. Affrontava le vicende che cadevano di volta in volta sotto la luce dei riflettori dell’attualità sfrondandole dagli orpelli, dagli aspetti decorativi, e afferrava e sviluppava da subito, sin dalle prime battute oratorie, i nuclei generatori. In questo senso non appartiene alla vasta schiera dei ripetitori, sia pure acuti e colti. Prendeva visione e assimilava una mole enorme di materiali per sintetizzarli e riproporli in grandi visioni geopolitiche. Chi volesse avere un assaggio, nient’altro che un assaggio, di questa sua genialità può leggere, tra l’enorme massa di materiale che scorre in sudamerica e a lui attribuibile, il libro L’America Latina del secolo XXI, probabilmente l’estrema fatica dei suoi ultimi anni.