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RICORDO/ Methol Ferré: l’anti Che Guevara che leggeva Del Noce e si batteva per il Sudamerica

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Le due grandi passioni della vita di Methol Ferré sono state la Chiesa e l’unità dell’America Latina. La Chiesa la conobbe in età adulta. Parlando di sé si è definito “un convertito dell’ultima ora”, e ha detto di sentirsi tale ancora oggi. Un giorno ha ricordato di non aver mai sentito parlare, nella casa dei genitori, di nulla che avesse a che fare con la Chiesa né di aver ricevuto formazione religiosa alcuna. La “scoperta” del cattolicesimo la data alla fine degli anni cinquanta, con le opere di Gilbert G. Chesterton, l’autore a cui lega la conversione vera e propria: «Ho capito da lui che l’esistenza è un dono, come la salvezza e la fede; che si è cristiani per gratitudine». Una gratitudine che era fonte di buonumore, allegria, e positivo sguardo sulla vita. «Da quando ho scoperto che la Chiesa è una realtà di uomini lieti, sessant’anni fa, la vita mi sembra sempre una novità sostanziale» ha detto una volta all’interno di un informale circolo di amici.

La passione per l’unità, l’altra grande passione, ha segnato buona parte della sua vita pubblica. Tanti gli studi su quella generazione di antesignani dell’integrazione, la generazione del ‘900, che a suo giudizio aveva intrapreso il passaggio da una visione nazionalista a una latinoamericanista. I Vasconcelos, Rodó, García Calderón, Ugarte, Blanco Fombona, Pereira. Sono i primi a capire che per sopravvivere l’America Latina deve realizzare qualcosa di analogo a quanto attuato dagli Stati Uniti d’America, però a partire da se stessa, dalla propria originalità cattolica, non come imitazione di un processo alieno. L’integrazione, per Methol Ferrè, obbediva anch’essa ad una logica profonda della realtà latinoamericana, che le battute d’arresto, i momenti di involuzione, non avevano la forza di smentire. Nel passato recente, individuava due principali ondate favorevoli all’integrazione. La prima che risaliva agli anni ’60 e si prolungava sino agli inizi del 1970, la seconda che aveva preso forza attorno al 1985 ed arrivava fino ai nostri giorni, con il consolidamento del Mercosur e il sorgere della “Comunità sudamericana delle nazioni”. Considerava, con grande realismo, che l’unificazione dell’America Latina poteva obbedire a tre tipologie diverse: quella di un continente unificato a partire dagli interessi degli Stati Uniti, da un’egemonia del Brasile o da un centro rappresentato da un’equilibrata unificazione di Brasile e Argentina.

Accennavamo alla gran mole di materiali di sua paternità che circola in America Latina. È un altro aspetto singolare della personalità di Methol Ferré. Gli articoli, una volta messi su carta, le conferenze, dopo essere state pronunciate, i testi, una volta consegnati al committente, per lui erano come altrettante bottiglie lanciate in mare. Le si affida alle acque e lì restano, in balia dei marosi, sballottate a destra e a manca come foglie secche. Fedele a questa convinzione, non ha mai compilato delle raccolte, non si è dato da fare per ottenere la pubblicazione di testi; le riedizioni esulavano completamente dalle sue preoccupazioni. Della pubblicazione dei suoi scritti – articoli, quaderni e finanche libri – se ne avvedeva se qualcuno glieli mostrava o gliene parlava. Quando la bottiglia, insomma, aveva raggiunto un qualche porto ed il contenuto era stato portato a contatto con l’aria di mare. Adesso migliaia di bottiglie galleggiano sulle acque. Lui ha raggiunto il porto.



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