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PAPA/ Né spiritualisti né partigiani: Benedetto XVI spiega la politica ai vescovi

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Benedetto XVI ha cercato di dare una risposta a questa domanda soprattutto nella sua enciclica Caritas in veritate, non a caso ripresa in più occasioni nel suo odierno discorso prenatalizio alla Curia romana.

Il riferimento concreto è stato al suo viaggio in Africa di inizio anno e al recente Sinodo dei vescovi africani. «Come possiamo essere realisti e pratici, senza arrogarci una competenza politica che non ci spetta?» si è chiesto stamane il Papa. Come «trovare la strada piuttosto stretta tra una semplice teoria teologica e una immediata azione politica?».

La Caritas in veritate ha cercato di trovare questa via mostrando la capacità sociale delle virtù cristiane, fede, speranza e carità. Esse non riguardano uno spicchio privilegiato o strano di uomini che possono disinteressarsi della storia, all’opposto esprimono un dinamismo molto umano di fiducia, creatività, confidenza, perdono, collaborazione, eccetera, che costruisce un tessuto sociale nuovo.

Il Papa ne ha dato un esempio nella sua allocuzione alla Curia parlando della forza della riconciliazione in Africa, cui la Chiesa vuole dedicarsi: se vogliamo strutture politiche ed economiche che favoriscano la riconciliazione, occorrono «processi interiori di riconciliazione» che rendano possibile una nuova convivenza. «Ogni società ha bisogno di riconciliazioni perché possa esserci la pace. Riconciliazioni sono necessarie per una buona politica, ma non possono essere realizzate unicamente da essa».

Il valore politico e non partitico del cristianesimo è sempre più in evidenza nell’insegnamento di Papa Benedetto.

 

 



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