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STORIA/ Quando anche in Polonia volevano bandire i crocifissi

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Finalmente si giunse al compromesso: un unico crocifisso sarebbe stato appeso all'ingresso della biblioteca (pare sia ancora là!), il “clero ostile” avrebbe abbassato i toni e gli studenti in sciopero non avrebbero subito conseguenze.

Così il 9 aprile le lezioni ripresero. Diversa sorte toccò invece ai 300 studenti dell’Istituto professionale di Wloszczowa, che nel dicembre ’84 scioperarono per due settimane, anche lì contro la rimozione dei crocifissi. Pure loro furono sostenuti dai genitori e dal vescovo, Jaworski, il quale fu però costretto a far desistere i ragazzi, buona parte dei quali non fu poi ammessa alla maturità.

La campagna contro la Chiesa ebbe il suo culmine, come già raccontato su queste pagine, col barbaro omicidio di don Jerzy Popieluszko perpetrato proprio nell'autunno ‘84. A dicembre risuonò ancora la voce di Giovanni Paolo II: «Questa testimonianza è un richiamo alla presenza di Cristo nella nostra vita. Questo desidera chi crede nella nostra patria. Questo desiderano i giovani che, difendendo eroicamente assieme ai genitori la presenza del crocifisso nei luoghi di studio e di lavoro dei credenti, testimoniano che Cristo è per loro il valore più grande. La croce è il sostegno della vita morale dell’uomo - leggiamo nella lettera pastorale del 6 dicembre -. La croce è scuola di fratellanza e di amore, poiché su di essa si è compiuta la riconciliazione».

 

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