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MEDIOEVO/ Roberto di Arbrissel, quello strano e geniale cristiano che rivoluzionò i monasteri

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Nel cuore della Francia, nella valle dell’Anjou, si staglia isolata la chiesa dell’abbazia di Fontevraud. La costruzione, semplice e severa, conserva, tra le altre, le tombe policrome di Eleonora d’Aquitania, la protettrice del trovatore e di Enrico II Plantageneto. Tutto il complesso del monastero, ampliato nel corso del Seicento è di grande bellezza e maestà, anche se la Rivoluzione Francese prima e poi Napoleone lo ridussero a uno stato di abbandono e lo adibirono ad altre mansioni meno nobili della vita monastica.

È la casa madre di un ordine durato fino all’Ottocento, con numerosi monasteri in Francia e in Spagna. Ne è fondatore il beato Roberto di Arbrissel, che agli inizi del 1100, dopo una giovinezza dissipata, come molti del suo tempo attratti dal rigido ascetismo celtico, diviene eremita; divenuto poi bizzarro predicatore itinerante, raccoglie attorno a sé un movimento religioso variopinto, costituito in gran parte di donne. Una turba disordinata che passa per vaste e desolate regioni non può che suscitare apprensione nella gerarchia: il vescovo Marbodo di Rennes ingiunge a Roberto di incanalare quella stranezza nelle forme previste dalla Chiesa. A malincuore egli ubbidisce e sceglie la regola benedettina, seppure con significativi mutamenti, per garantire ai suoi seguaci una vita cristiana più ordinata.

Divisi gli uomini dalle donne, separa tra queste le vergini, le vedove e le prostitute pentite. Come tutti i riformatori, imposta la vita comune secondo il modello della chiesa primitiva, con un particolare significativo: poiché Gesù sulla croce aveva affidato sua Madre al discepolo prediletto, stabilisce che nel monastero doppio di Fontevraud, gli uomini siano sottoposti all’autorità di una badessa, scelta tra le vedove, in quanto più esperte del mondo e più abili nell’amministrare i beni.

 

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