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TEATRO/ Da Sofocle a Shakespeare, spettatori di un solo grande segreto

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In questi spazi si allestivano spettacoli indubbiamente privi di “effetti speciali”, con scene solite, essenziali e prive di orpelli. I costumi degli interpreti erano curati e ben confezionati, ma non erano “d’epoca”. Il pubblico assisteva sempre ad anteprime assolute nel vero senso della parola. I grandi capolavori come Medea, L’Aulularia, Edoardo IIKing Lear, non erano mai stati visti prima. Il teatro avveniva lì, in diretta, davanti agli occhi, come un atto contemporaneo, sempre. Le rappresentazioni cominciavano alla luce del giorno e terminavano prima del tramonto del sole. E sul palcoscenico dove gli attori percuotono l’aria con le loro voci, si scorgeva anche qualcosa d’altro. Insomma, dalla Grecia di Sofocle al Globe di Shakespeare, gli antichi spettatori guardavano le parole ed erano conquistati da quello che esse indicano.

Anche Eliot apre il suo capolavoro con un grido lanciato dalle donne di Canterbury: “restiamo qui”. E subito  risuona la domanda del drammaturgo inglese da cui siamo partiti. Restiamo qui, dove le parole si incarnano e di colpo spalancano tutte le dimensioni della realtà.

Il sipario che si apre richiede un corpo a corpo con le parole, svela un prodigio e in un istante fissa la regola del gioco. Non c’è alcuna protezione e nessuno schermo di vetro che scongiuri questo impatto. Lo spettatore è solo, di fronte ad una presenza misteriosa che appare attraverso le parole. È un attimo«fugace come un’ombra, breve come un sogno, veloce come un lampo che nella notte buia in un baleno rivela cielo e terra e, prima che si sia potuto dire “guarda!”, già non è più» (Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, atto I, scena 1).

 

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COMMENTI
03/01/2010 - Grazie! (marta cossu)

Nulla come il teatro ci restituisce la realtà con tanto fascino e mistero. La mia gratitudine va a chi, come Lei, ha coltivato il proprio talento e al teatro ha dedicato la vita, permettendo a tutti - umili, certo non così talentuosi, ma appassionati spettatori, come la sottoscritta - di partecipare al miracolo che riaccade ogni sera sul palcoscenico, di poter essere contemporanei al genio di Shakespeare o Sofocle attraverso la fisicità, la mediazione, la singolarità di uomini segnati, veri. In effetti basta iniziare a guardare, guardare con curiosità e disponibilità, quello che accade e chi lo incarna sul palco, per non volere più abbandonare il teatro! Grazie!