BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEATRO/ Da Sofocle a Shakespeare, spettatori di un solo grande segreto

Pubblicazione:

mascheratragicaR375_07giu09.jpg

 

Chi è là?

Tre semplici paroline, nate ai primi del ‘600 sulle rive del Tamigi dalla penna del più grande drammaturgo mai esistito, descrivono il compito della scena e la funzione del luogo deputato al dramma che è mostrare l’invisibile, renderlo visibile, sperimentabile e vicino a noi. Shakespeare pone come incipit del suo Amleto una battuta che è profezia, pietra e chiave di comprensione del fondamento del teatro. Lui sa che la scena è un’area di servizio nel lungo cammino dell’uomo, un’oasi in cui l’ineliminabile esigenza di guardare attraverso le parole trova una risposta. Anzi trova una forma, si forma e si organizza in un linguaggio poetico e popolare, comprensibile a tutti. “Chi è là?” è la domanda che apre l’Amleto, descrivendo ogni dramma che si incarna sul palco. Che cosa c’è lì adesso? Chi è lì, ora, davanti a me? Cosa sta accadendo qui? Cosa vedono i miei occhi? E le mie orecchie cosa sentono? Chi c’è là? Sul palco si vede apparire qualcuno che solo un istante prima non c’era e sembra di scorgere nel buio uno straniero che pare conosciuto.

Non c’è altro da aggiungere.

È dal termine greco theaomai che nasce la parola teatro e il suo significato letterale è guardare. Da questo verbo arcaico si ricava anche l’azione fondamentale dell’attore che è guardare, appunto, e si deduce anche quella dello spettatore, che è assolutamente la stessa. Assistere ad uno spettacolo o recitarlo è semplice come il  gioco di un bambino. E per comprendere le regole della scena è necessario solamente spalancare gli occhi.

Così come fecero le masse di spettatori, tra cui anche molti analfabeti, che, fin dai tempi antichi, affluivano nei grandi teatri di Atene o di Selinunte e in quelli della Roma imperiale. Si sedevano sugli spalti degli anfiteatri di Mérida, di Fiesole e di Londra. Restavano in piedi nelle piazze con i loro nasi all’insù o si organizzavano a frotte sui sagrati delle chiese, semplicemente per guardare. Guardare e basta.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
03/01/2010 - Grazie! (marta cossu)

Nulla come il teatro ci restituisce la realtà con tanto fascino e mistero. La mia gratitudine va a chi, come Lei, ha coltivato il proprio talento e al teatro ha dedicato la vita, permettendo a tutti - umili, certo non così talentuosi, ma appassionati spettatori, come la sottoscritta - di partecipare al miracolo che riaccade ogni sera sul palcoscenico, di poter essere contemporanei al genio di Shakespeare o Sofocle attraverso la fisicità, la mediazione, la singolarità di uomini segnati, veri. In effetti basta iniziare a guardare, guardare con curiosità e disponibilità, quello che accade e chi lo incarna sul palco, per non volere più abbandonare il teatro! Grazie!