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RIGONI STERN/ Nemmeno la guerra può fare a meno della nostra umanità

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Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di molto più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro.

Una pagina come questa, giustamente famosa, testimonia in modo eloquente l’esistenza di una innata, istintiva benevolenza tra gli uomini, capace di emergere anche al di là degli schieramenti e delle divise. E ci fa scoprire la com-passione, dunque, non come un comando estrinseco ma come parte della nostra umanità.

 

(Silvana Raposelli)



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COMMENTI
29/12/2009 - guerra e umanità (arnando ermini)

quell'episodio è uno dei brani più belli della letteratura di guerra. Ma non è il solo. Altri se ne potrebbero citare, soprattutto accaduti nella Grande Guerra, raccontati anch'essi da autori che li hanno vissuti. Sono tutte storie di uomini che nel "nemico" riconoscono la loro stessa umanità e le lasciano spazio affinchè si manifesti. Può sembrare un paradosso quello di soldati nemici il cui scopo è di uccidersi, che improvvisamente trovano modo e tempo di fraternizzare. Ma non è un paradosso, perchè la guerra, nel suo essere evento terribile e mai auspicabile (anche se talvolta necessario come nel caso del nazifascismo), ha il pregio di far affiorare allo stato puro le qualità dell'uomo, nel male ma anche nel bene, perchè lo pone di fronte alla morte, da dare o da subire. Oggi, coi bombardamenti da cinquemila metri di altitudine o con gli attentati terroristici indiscriminati, la guerra ha perduto il suo volto paradossalmente umano, e gli uomini in carne ed ossa tendono ad apparire solo come marionette semoventi, simboli del nemico da eliminare senza che ciò lasci traccia, e lacerazione dolorosa, nella coscienza del soldato. Per questo sarebbe importante che episodi simili fossero raccolti in una antologia letteraria. Sarebbe una meritoria operazione di archeologia della memoria in un mondo che della memoria non sa più che farne, ma di cui ha invece estremo bisogno per non sottomettersi del tutto alla tecnica ed al suo potere disumanizzante. armando