BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ L’uomo ferito e il paradosso del Natale

Pubblicazione:

assenzioR375_27set09.jpg

 

 

Anche numerosi grandi hanno patito oltraggio e a volte esso si è trasfigurato nell’arte.

Il Signore di tutti, Gesù, ha patito oltraggio, nella Passione. Ecce homo, così lo indica Pilato, con la corona di spine e vestito del mantello di porpora. Ma non solo in quei tragici giorni: quanto la sua sensibilità di uomo doveva aver patito l’oltraggio dell’incomprensione e dell’ostilità nei suoi anni terreni.

Siamo dunque in buona compagnia.

La tenebra che accompagna l’oltraggio ha molti nomi: l’orgoglio ferito, la violenza dell’ira, la pretesa della giustizia, la delusione che fiacca la voglia di riprendere progetti e relazioni, il dolore chiuso che si dispera, il lento scivolare nel vizio, la scorza di falsa autodifesa con cui si tenta di parare i colpi, la dimenticanza che avvolge nella nebbia i torti subiti, i tentativi di perdono così fragili e fugaci.

È dentro le tenebre che la voce della Chiesa fa ripetere umilmente con la certezza della verità: «O Dio, Tu sei la mia luce, mio Dio, rischiara le mie tenebre». Ripetere umilmente anche se le tenebre non si diradano e resta la notte.

E attendere con Isaia la venuta della luce: «Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti; trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura».

«Dio è luce e in Lui non c’è tenebra alcuna»: anche nella notte senza stelle il Signore ascolta e prima o poi risponde. Nella notte di Natale, nell’umiltà del presepe, Gesù ci dice tutto.

 

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
03/12/2009 - grazie (Giuliana Zanello)

Grazie, Laura, per queste parole. La descrizione della "tenebra dell'oltraggio" è perfetta, lucida e misericordiosa: non è facile trovare chi giunga a cogliere (ed accogliere) così a fondo l'umano, soprattutto nell'oscuro groviglio per cui l'oltraggio patito diviene sempre anche, nel nostro difettoso soffrire, oltraggio inferto. Grazie per questo regalo. Giuliana.