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LETTURE/ L’uomo ferito e il paradosso del Natale

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«L’uomo oltraggiato ha le sue tenebre, come la donna». Claudel fa dire così a Pietro di Craon nel prologo dell’Annuncio a Maria.

È notte fonda e il buio è nel cielo, sulla terra e nell’anima. Lui costruttore di cattedrali, lebbroso, parte; lei, che aveva respinto la sua violenza, gli dà l’addio.

Presto l’alba sorge e rischiara le loro figure: lui accetta il suo compito, lei attende l’amore cui sembra destinata. Tutto verrà rovesciato in seguito, ma fermiamoci qui.

Non c’è vita che non abbia patito oltraggio. Bastano a dirlo i fatti di cronaca trasmessi ogni giorno dalla televisione, che resta il mezzo più popolare di informazione: vittime, colpevoli, parenti, tutti devono fare i conti con il colpo inferto al proprio senso di giustizia e con il suo conseguente buio.

Basta anche solo la conoscenza delle persone che hanno sempre vissuto nel proprio quartiere, piccolo paese dentro la grande città, quelle che si incontrano nei negozi, per la strada o in chiesa e di cui si sa quel tanto che basta e si parla ancor meno, più per riserbo che per indifferenza.

Gli schiavi di tutti i tempi, i perseguitati, gli handicappati, i poveri, i vecchi patiscono oltraggio. I mendicanti. I bambini soldato. I disoccupati. Le donne, e non occorre pensare alle martiri o alle prostitute, basta guardare la durezza, la noia, la malcelata tristezza su tanti volti femminili noti e sconosciuti, giovani e più anziani, che nessun trucco riesce a nascondere.

 

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COMMENTI
03/12/2009 - grazie (Giuliana Zanello)

Grazie, Laura, per queste parole. La descrizione della "tenebra dell'oltraggio" è perfetta, lucida e misericordiosa: non è facile trovare chi giunga a cogliere (ed accogliere) così a fondo l'umano, soprattutto nell'oscuro groviglio per cui l'oltraggio patito diviene sempre anche, nel nostro difettoso soffrire, oltraggio inferto. Grazie per questo regalo. Giuliana.