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TEATRO/ Ibsen, Peer Gynt e il tragico sguardo del sognatore moderno

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Epilogo: sarà questa la sorte di Peer Gynt? Finire prigioniero della sua malata soggettività? Certamente egli è l’emblema dell’uomo moderno, il cui io si è frantumato, ma è anche un uomo alla ricerca del suo io vero, autentico; – mirabile, in tal senso, la scena in cui sbuccia la cipolla, per trovare nel cuore la soluzione dell’enigma - .

Finalmente alla sua domanda:«Di’ dunque ciò che sai. Dov’ero? Dov’era il mio io vero, intero? Dov’ero col segno di Dio impresso in fronte?».

Una donna risponderà, la bionda fanciulla che «Con gli occhi bassi si guardava le scarpette e il grembiule bianco …! E si teneva stretta alla gonna di sua madre, e portava un libro di preghiere avvolto in un fazzoletto ….!» e che lo ha amato e atteso tutta la vita dalle sue infinite peregrinazioni, Solvejg, che al termine del dramma dirà: «Nella mia fede, nella mia speranza e nel mio amore».

Come sempre è un tu che custodisce la vita.

 

(Maria Rita Casalboni)



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