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STORIA/ Dalla Bastiglia al Muro di Berlino: le rivoluzioni che han cambiato il mondo

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Durante i giorni delle celebrazioni per la caduta del muro di Berlino non ci è capitato di leggere o ascoltare alcun riferimento a un altro ’89, quello del XVIII secolo: all’anno, cioè, della rivoluzione francese. Eppure la perfetta assonanza cronologica tra la presa della Bastiglia e la caduta del muro di Berlino è una magnifica chiave d’interpretazione storica dei due secoli più tumultuosi della storia dell’umanità. Il silenzio di media e opinion makers su questa “coincidenza” temporale è una curiosa dimenticanza, o forse in qualche caso, una cosciente rimozione. Cerchiamo, invece, di cogliere alcune relazioni tra i due ’89.

La pacifica rivoluzione del 1989, non fu certo meno sconvolgente della sanguinosa sorella di due secoli prima: entrambe, infatti, modificarono radicalmente gli scenari politici, economici e sociali dell’Europa e, inevitabilmente, a cascata, del mondo intero. Ma soprattutto, ci par evidente che l’una segna il fallimento storico di un processo ideologico e politico iniziato con l’altra. La Rivoluzione Francese innescò la progressiva ascesa al potere della borghesia, cioè di quel corpo sociale accomunato dal possesso del denaro e dell’esercizio delle professioni, a scapito della classe dominante l’antico regime, legittimato dall’eredità di sangue e dal possesso della terra. Eppure sin dalla sua origine, la rivoluzione generò nel suo seno una variante radicale che mirava alla creazione di un regime, nei fatti alternativo e distruttivo non solo della società borghese, ma degli stessi fondamenti della cultura europea: la libertà in tutte le sue espressioni (pensiero, lavoro, ecc…), la dignità della persona e l’autonomia dei corpi sociali (Chiesa in primis) nei confronti dello Stato, ecc.

Questa “variante” è facilmente identificabile nell’azione politica dei Giacobini. Costoro erano mossi dall’idea della rivoluzione permanente, finalizzata non al solo passaggio di potere tra classi e alla modificazione di vecchi equilibri sociali, ma dall’utopia della creazione di una società perfetta e di un uomo “nuovo”. Dinnanzi a tale fine superiore, sin dall’inizio, nessun sacrificio fu ritenuto eccessivo: tra il luglio del 1793 e il luglio 1794 il governo rivoluzionario guidato dal loro leader, Robespierre, fece ghigliottinare migliaia di persone (si stima tra i 16 e i 35 mila), anche per il solo sospetto di attività controrivoluzionaria. Benché il governo giacobino fu di breve durata, nei duecento anni seguenti, la loro utopia permase e riemerse nelle forme più diverse e apparentemente contraddittorie, dal nazionalismo esasperato al socialismo rivoluzionario.

 

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