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LETTURE/ L’Avvento di una promessa per la vita: Henry James e la "Tigre nella jungla"

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May si ammala e con parole segrete allude al fatto che ciò che doveva avvenire è accaduto; Marcher si avvede, forse per la prima volta, a quale mondo più alto la donna appartenga, cerca di strapparle la verità, ma desiste: di fronte alla debolezza di lei, poteva egli far altro che accettare in silenzio quanto gli veniva offerto, e accettarlo come un dono – con una devozione silenziosa?

May Bartram porta a John Marcher l’annuncio che ciò che egli attende è buono, è l’amore che si realizza compiutamente nel vegliare insieme, nel custodire il segreto che fa grande la vita dell’altro e la propria. Ma l’uomo arriva a riconoscere solo nella luce grigia del grande cimitero londinese ciò che di mortale e di prezioso aveva rappresentato la sua amica. La sua ragione sembra perdersi tra le alte erbe della giungla; decide di viaggiare, ma torna sempre, in un rinnovato rito, sulla tomba di May. Solo lì, solo dopo tante volte, comprende che non l’aveva amata come lei l’aveva amato e, quasi abbagliato dall’evidenza della verità, cade sulla pietra tombale.

Metafora della condizione umana, che manca all’appuntamento con il destino, arroccata fino a non lasciarsi sfiorare dalla bontà della vita? Forse l’autore, sotto il velo di una storia d’amore tutta interiore e scritta in modo perfetto, ha voluto dire qualcosa di più.



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