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LETTURE/ Mancuso e la combriccola di tifosi del Concilio Vaticano III

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Quando si dice una coincidenza. La stampa del 25 febbraio 2009 riporta una intervista al teologo contestatore Hans Küng. Un attacco senza esclusione di colpi a Benedetto XVI. La soluzione? Convocare immediatamente un Concilio Vaticano III, che, dice Küng, «permetterebbe di regolare alcune questioni rimaste in sospeso, come il celibato dei preti e la limitazione delle nascite». La Repubblica dello stesso giorno ospita una lunga riflessione di Vito Mancuso. Non c’è bisogno di citare nulla, perché il titolo è eloquente: «Cattolici, pensiamo a un Concilio Vaticano III». Che coincidenza! L’anziano capofila della contestazione teologica e l’italiano teologo di grido concordano sulla necessità di convocare, a cinquant’anni dall’annuncio del secondo, il terzo Concilio vaticano. In realtà non si tratta affatto di una novità. Nel 1968 gli studenti che occupavano l’Università Cattolica di Milano si riunivano in gruppi di studio sui più svariati argomenti. Tra i quali la «riforma» della Chiesa. È stato proprio in uno di quei gruppi che venne sostenuta la necessità di superare le presunte lentezze dell’applicazione del Concilio iniziato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI con la convocazione di una nuova assemblea mondiale dei vescovi. Idea allora sostenuta da parecchi teologi d’avanguardia. Proprio nella festa di san Pietro di quel 1968, Paolo VI, indirettamente, rispose a questa balzana idea proclamando il Credo del popolo di Dio, riaffermando cioè le basi indiscutibili della fede cattolica. Che certamente nel corso della storia vengono sempre meglio comprese, ma non si preoccupano di «adeguarsi» ai tempi, di accodarsi alla mentalità dominante (dominante oggi e domani chissà). Del resto proprio salvaguardare il deposito della fede è il compito del Papa. Benedetto XVI lo ha ribadito domenica scorsa in occasione della festa della Cattedra di san Pietro. E ha chiesto anche di pregare per lui. Visti gli attacchi cui è soggetto, ce n’è bisogno.



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