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STORIA/ “Dare a Cesare quel che è di Cesare”: la Chiesa e il denaro nell’età moderna

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Nel quadro di una società che, dopo la scoperta del Nuovo Mondo, conosce uno sviluppo accelerato e si trova ad affrontare dinamiche nuove, l’inizio dell’età moderna è l’epoca di una riflessione teologica molto vivace per quanto riguarda l’uso del denaro. La valorizzazione delle capacità umane fa da sottofondo al discorso economico specifico. Nel quadro della mentalità dell’epoca, molti autori mettono in luce l’importanza dell’agire economico e della creazione di un profitto, che giova non solo a chi lo realizza, ma alla società nel suo complesso: lo sviluppo della persona e quello della società vanno di pari passo.

A partire dalla metà del Seicento, gli spazi per elaborazioni nuove si riducono progressivamente. È una fase nella quale, all’interno della Chiesa, prevalgono le correnti rigoriste: per la durata di un secolo e oltre, il loro successo fa sì che si pongano rigidi freni alla creatività umana. Tutto questo nasce dall’abbandono di un “umanesimo cristiano”, fondato sull’immagine positiva dell’uomo, indelebilmente segnato dall’impronta del Dio che lo ha creato a propria immagine e somiglianza. I rigoristi sognavano di poter ritornare a un mondo in cui fosse sempre più ridotto il ruolo delle attività commerciali e finanziarie, pericolose per l’uomo peccatore, incapace di liberarsi dai condizionamenti terreni. Anche chi non condivideva tali orientamenti, per non essere attaccato spesso sfumava le proprie idee, attestandosi su posizioni “politicamente corrette”.

Ad essere coinvolti in tali questioni non erano solo teologi o giuristi, ricchi proprietari o commercianti. Molte problematiche economiche toccavano un po’ tutti, ricchi e poveri, principi e istituzioni ecclesiastiche. Così avviene per il prestito a interesse, per la costituzione di censi e rendite, e così via. L’influenza della Chiesa era assai profonda. Ecco dunque perché la riflessione teologica su argomenti morali aiuta a comprendere fenomeni politici, economici e sociali. Il ruolo della religione nelle dinamiche economiche era già stato messo in luce un secolo fa da Max Weber in L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904), seppur con alcuni evidenti limiti nella considerazione della cronologia e dell’estensione dei fenomeni. D’altra parte, non è possibile attribuire allo Stato moderno, come tende a fare Rodney Stark (La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, 2005), le responsabilità per ciò che “non funziona”. Se pensiamo alla Francia, una certa staticità si lega non tanto agli orientamenti dei sovrani o dei governanti, quanto piuttosto all’influenza esercitata da intellettuali e da gruppi di potere religiosi. Peraltro è vero, come sostiene Stark, che una teologia fondata sulla ragione inaugura, anche nel campo economico, possibilità di progresso.

Il mio volume, Questioni di interesse. La Chiesa e il denaro in età moderna (Bruno Mondadori, 2009), si propone di mettere in luce gli aspetti fondamentali e i punti nodali di un percorso che giunge, attraverso fasi alterne, sino alle soglie dell’età contemporanea. A partire dal secondo Settecento il rigorismo tende a smorzarsi; gradualmente riprende una certa apertura. Nell’età contemporanea, il radicale mutamento degli scenari dà luogo a nuove suggestioni nella Chiesa, che si concretizzano soprattutto attraverso la dottrina sociale. La materia economica è progressivamente riconsegnata allo spazio creativo dell’uomo: ciò deve realizzarsi nel rispetto dei valori fondamentali e nel quadro del bene comune.

Peraltro alcune problematiche di fondo (e anche la rigidità nei confronti della ricchezza e della sua produzione presente ancor oggi in ambienti ecclesiastici che si presentano come “progressisti”) documentano il fatto che la storia non presenta mai elementi di mutamento senza che vi sia, in misura maggiore o minore, anche il fattore della continuità. Questo è uno degli elementi che rendono avvincente il passato, nel caso specifico i secoli tra la scoperta dell’America e la Rivoluzione. Conoscere il passato aiuta a constatare l’influenza delle idee religiose in una materia concretissima, qual è l’uso del denaro, e a comprendere meglio il presente.



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