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CRISTIANESIMO/ San Francesco, una “Regola” che compie ottocento anni

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In questi anni primi anni del secolo ricorrono gli ottavi centenari di momenti importanti della vita di san Francesco e della storia del francescanesimo. Nel 2006 si è celebrata la “conversione” di Francesco, ossia la celebre chiamata del crocefisso di San Damiano a restaurare la piccola chiesa fuori Assisi, principio del cammino verso la santità del giovane assisano. Nel 2008 si è celebrato il “dono dei primi compagni”, quando Bernardo di Quintavalle, dopo aver ospitato Francesco a cena a casa sua (ancora rintracciabile in uno dei vicoli di Assisi) decise di seguirlo, subito imitato da Egidio e Silvestro, di dantesca memoria (cfr. Paradiso, Canto XI, 82-84).

Quest’anno ricorre l’ottavo centenario del viaggio a Roma di Francesco e dei primi compagni, che avevano già raggiunto il numero significativo di dodici, per chiedere al papa Innocenzo III l’approvazione della prima regola. Questo episodio è ovviamente centrale nella vicenda francescana. L’esito dell’incontro è ben noto: Francesco ebbe l’approvazione da parte del papa e al 1209 si fa, quindi, risalire la nascita dell’Ordine francescano.

Molto confusa rimane, invece, la ricostruzione di come andarono i fatti. Le molte fonti medievali raccontano diverse versioni di questo episodio così decisivo, non solo per il francescanesimo, ma per il mondo intero, se si considera l’impronta che San Francesco poi diede alla storia della Chiesa Cattolica e a tutta la civiltà occidentale («...l’uomo più distintivo, l’uomo più esemplare della sensibilità della nostra stirpe...», ebbe a dire, ad esempio, don Luigi Giussani a Padova l’11 febbraio 1994). Nonostante i molti racconti, resta in gran parte incerto come sia riuscito questo piccolo gruppo anonimo di giovani (l’età media doveva superare di poco i vent’anni, Francesco, forse il più anziano, ne aveva ventisette o ventotto) provenienti da Assisi a farsi ricevere e, soprattutto, a farsi prendere sul serio da Innocenzo III, impegnato aspramente in quegli anni a difendere la Chiesa dal diffondersi delle eresia catara e dalle pretese del potere imperiale. Resta incerto come sia riuscito Francesco a ottenere l’approvazione pontificia per una regola semplicissima (che purtroppo abbiamo perduto) fatta di poche frasi, per lo più di citazioni evangeliche, ma che chiedeva qualcosa di finora inaudito: l’autorizzazione per un non chierico (Francesco non era e non fu mai un sacerdote) e per i suoi seguaci a predicare il Vangelo. Fatto sta che tutto ciò è accaduto; non era programmato e gli sviluppi erano allora del tutto imprevedibili per i protagonisti, primo fra tutti lo stesso Francesco. Si può pensare a questo episodio come a uno dei più grandi miracoli accaduti al santo, molto più importante di tanti altri a cui la cultura moderna fa più facilmente riferimento, come la famosa predica agli uccelli.

Per celebrare l’approvazione della prima regola e, quindi, la nascita del primo Ordine francescano, i diversi Ordini attualmente esistenti hanno convocato ad Assisi un “Capitolo delle stuoie” dal 15 al 17 aprile e si concluderà il 18 aprile con un’udienza dal Papa a Castelgandolfo. Il nome di questa riunione fa riferimento a una celebre assemblea generale di tutti i frati, che si tenne a Santa Maria degli Angeli, nei campi di fronte alla Porziuncola, nel 1221; fu l’ultima occasione per la maggioranza di loro di vedere e ascoltare Francesco, che morirà cinque anni dopo. La definizione “delle stuoie” fa riferimento al fatto che la partecipazione fu così numerosa, si calcola tra tremila e cinquemila partecipanti (un numero notevole per l’epoca!), che i frati non trovarono alloggio al coperto e dovettero arrangiarsi con ripari improvvisati fatti di giunchi e rami intrecciati, le “stuoie” appunto. Per i diversi Ordini e gruppi francescani, convocare un capitolo “delle stuoie” significa convocare tutte le diverse esperienze a un gesto di unità. Sia l’ottavo centenario dell’approvazione della prima regola, sia la grande riunione dei francescani ad Assisi ci ricordano che san Francesco è forse stato un santo “unico” (come molti lo definiscono), ma non è certo stato un uomo “solo”!

 

(Francesco Vignaroli)



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