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MOSTRE/ 2. A Novara: Testori e i pittori che hanno amato la realtà

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È una mostra da non perdere quella aperta nello straordinario scenario della basilica di San Gaudenzio a Novara. San Gaudenzio, è quella chiesa che svetta aguzza nel cielo, con la cupola disegnata da Antonio Antonelli, e che si scorge bene da lontano ogni volta che si passa sull’autostrada Milano Torino, come una sorta di bussola nel cuore della pianura padana.

Ma se la cupola copre il grande transetto ottocentesco, il vero cuore della Basilica è la navata barocca. Qui, per una serie di straordinarie coincidenze, nei decenni si sono trovati a lavorare alcuni dei più grandi nomi della pittura lombarda tra 500 e 600. Gaudenzio Ferrari ha lasciato un polittico che è tra i suoi capolavori. Il Morazzone ha affrescato la prima grande cappella sulla destra dedicata al tema della Buona morte, mentre sulla sinistra Tanzio da Varallo, il grande artefice del Sacro monte valsesiano, ha lasciato il suo capolavoro, con gli affreschi dedicati all’Angelo custode e la grande tela della Battaglia di Sennacherib.

Sono tutti artisti la cui riscoperta si deve a Giovanni Testori che nel 1962 pubblicò un libro affascinante dal titolo emblematico: Elogio dell’arte novarese. È proprio facendo leva su quel libro che la mostra, accolta eccezionalmente proprio nella navata barocca della Basilica, è stata pensata. Infatti, insieme alle opere che sono in loco per le quali è stato concluso un lungo e importante restauro, sono state raccolte altri quadri degli stesi autori provenienti dalle chiese del territorio novarese e quasi tutte oggetto di studi da parte di Testori. La mostra si presenta così con un impatto estremamente scenografico: grandi quinte nere si aprono davanti alle cappelle, ospitando altre opere di Tanzio, Morazzone e Gaudenzio. Nel resto della chiesa, altre quinte nere invece accolgono opere, tutte restaurate per l’occasione, di altri autori che Testori aveva studiato nel suo Elogio, Francesco Del Cairo e Giuseppe Pianca in particolare.

A parte la possibilità di riscoprire una chiesa con un così alto concentrato di capolavori, a parte l’impatto emotivo e visivo che si ha appena si varca la grande parete nera messa a separare il transetto antonelliano dalla navata barocca, qual è il valore di questa mostra? Sta nell’idea di valorizzare, avvelendosi di grandi competenze, il patrimonio del territorio. E nel valorizzarlo secondo una chiave testoriana: quindi non come mera operazione di conservazione ma come approfondimento della propria storia e della propria cultura. Quindi stabilendo un nesso con l’oggi. Gli artisti di San Gaudenzio sono tutti artisti la cui forza poetica è quella di tenere legata la dimensione umana alla grandezza del proprio linguaggio espressivo. Sono artisti che mettono le basi (Gaudenzio) e sperimentano (Tanzio) un’arte nuova rispetto a quella della grande tradizione toscana e rinascimentae. Un’arte in cui l’umano entra in gioco potentemente, e in cui la realtà conquista la scena. In una stagione come la nostra, contrassegnata da cinismo e continui esercizi intellettualistici, un incontro con artisti come questi ripulisce lo sguardo e dà slancio al cuore.

 

Informazioni sulla mostra:

 

La mostra è stata realizzata da Associazione Giovanni Testori, Diocesi di Novara e Soprintendenza ai Beni culturali del Piemonte.

A cura di Francesco Gonzales e Anna Maria Bava

La mostra resterà aperta sino al 10 maggio.

Sabato 18 aprile alle ore 15 ci sarà una visita guidata con i due curatori della mostra. Per prenotarsi telefonare allo 02 552298370/371

Alle 17 presentazione del libro pubblicato per l’occasione, nel quale è stato ristampato, tra gli altri testi anche l’Elogio dell’arte novarese. Con Giovanni Agosti e Giovanni Romano.

www.associazonetestori.it



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