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TERRORISMO/ Il figlio di Conti critica Napolitano e suggerisce: “come Mandela, verità per impunità”

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Chiudere la ferita degli anni di piombo come fece Nelson Mandela in Sudafrica per chiudere definitivamente con l'apartheid: verità in cambio di impunità. È la proposta che Lorenzo Conti, figlio di Lando, l'ex sindaco di Firenze ucciso dalle Brigate rosse il 10 febbraio del 1996, fa in una lettera in cui critica il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la gestione della Giornata della Memoria. La cerimonia del 9 maggio scorso al Quirinale, sottolinea Conti, era stata pensata per celebrare i 40 anni dalla strage di piazza Fontana.

Eppure il presidente della Repubblica «ha preferito parlare dell'anarchico Pinelli e non ha ricordato invece le 17 vittime innocenti», incontrando poi «solo le famiglie Calabresi, Pinelli, Moro e Tobagi». Napolitano, dice Conti, ha dunque 'sfruttato questa manifestazione per una precisa sua volontà politica e, se anche il suo discorso è stato di grande levatura letteraria, ha dimenticato il significato della cerimonia». E anche la stretta di mano tra le vedove del commissario Calabresi e la moglie di Pinelli non è piaciuta a Conti. «Si può arrivare alla pacificazione con una semplice e banale stretta di mano di fronte al presidente mentre tv e fotografi ti immortalano con i loro flash?». Con il capo dello Stato, Conti si dice però d'accordo sulla necessità di chiudere «con questo capitolo terribile della nostra storia». «Io - annuncia - propongo una soluzione: perché non facciamo come fece Nelson Mandela per risolvere il problema del razzismo: verità in cambio dell'impunità? Per farlo si dovrebbe togliere il segreto di Stato su molte stragi e attentati e, per chi risultasse terrorista o colluso con questi, si dovrebbe applicare una pena di alto valore istituzionale, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici». «Sarà mai accettata questa proposta - conclude Lorenzo Conti - dalla nostra classe politica?».



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