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STORIA/ La "tigre di carta" del negazionismo

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La polemica sulla remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani e sulle dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson è ormai superata per quanto riguarda gli aspetti ecclesiali, grazie alla sapiente e veramente paterna puntualizzazione sulla natura della Chiesa svolta da Benedetto XVI nella sua recente mini-enciclica pastorale.

Sul piano culturale continua però ad aleggiare un “fantasma”, il problema, cioè, del valore storico del negazionismo in rapporto alla Shoah (che è stata, è inutile negarlo, la vera molla mediatica per imbastire la campagna contro la decisione del papa di apertura misericordiosa ai lefebvriani).

In rete molti si sono fatte domande di questo tipo: «Quali sono queste inconfutabili prove storiche che dimostrano che le camere a gas non furono usate per sterminare delle persone? Nel video dell’intervista al “vescovo” Williamson riportato dal Corriere Online non ce n’era traccia. (…) Quello che mi stupisce è che nessuno neghi le affermazioni dei lefevriani citando dati di fatto, studi scientifici, letture varie che abbiano saputo tener testa e affondare le tesi del rapporto Leuchter e i suoi successivi approfondimenti e sviluppi. (…) Continuo a chiedere che si faccia luce su una questione importante e chi conosca prove inconfutabili ne dia notizia. Aiutando a capire» (da un commento apparso su Corriere.it).

Di fatto occorre riconoscere che si sta delineando una realtà preoccupante. Il negazionismo «sta facendo breccia; cresce il numero di chi non osa ammetterlo, ma viene impressionato e turbato da certe argomentazioni. E sapete perché? Per il fatto che se ne perseguitano i sostenitori e che li si condanna senza dar loro il diritto di parlare e senza controbattere. Ma in questo modo si crea nell’opinione pubblica la crescente sensazione che se ne abbia paura, e che essi stiano dicendo cose vere: e questo sì può costituire la premessa a una nuova ondata di pregiudizio antisemita» (Franco Cardini).

Una rivista culturale di aggiornamento storico-umanistico-letterario, “LineaTemponline” (accessibile on line all’indirizzo http://www.diesse.org/default.asp?/id=336 e di cui è appena uscito il n. 9) ha provato a rispondere a questa sfida con una serie articolata di interventi sul tema, facilmente riutilizzabili anche nell’ambito scolastico.

“Una risposta storica al negazionismo della Shoah” è la proposta di percorso didattico sviluppata da due giovani studiosi, Deborah Boerman e Daniele Cocomazzi, i quali, riprendendo ed elaborando un lavoro maturato nella SSIS della Università Cattolica, in un breve ciclo di lezioni documentano le origini storiche e le successive evoluzioni del negazionismo, analizzandone le principali affermazioni, le fonti e le caratteristiche stilistiche, per mostrarne i limiti metodologici e le lacune argomentative.

Il percorso che viene presentato parte dalla convinzione che gli studenti di oggi (ma il discorso vale ovviamente anche per il comune lettore) potrebbero trarre grandi frutti sul piano della comprensione della scientificità e criticità della storia proprio dall’analisi del modo in cui i negazionisti sono soliti costruire le loro argomentazioni, mistificando e violentando le fonti, ed insieme mostrando come sia possibile fornire una serie di risposte criticamente documentate alle domande che scaturiscono dalle obiezioni dei negazionisti (da non confondere con gli autentici revisionisti storici) in merito all’esistenza delle “camere a gas”.

L’autentica passione per la ricerca della verità storica ci appare il migliore antidoto per contrastare chi utilizza la storia per altri fini: in ideale continuità con il “percorso” un altro articolo (“Il passaggio dall’antisemitismo al negazionismo islamico”) presenta il crescente ruolo politico-culturale che ha assunto il negazionismo in area islamica, specialmente nell’islamismo radicale (il presidente iraniano Ahmadinejad è giunto nel 2006 a organizzare un convegno a Teheran per smontare il “mito” della Shoah).

Infine l’articolo “Le dichiarazioni di Williamson al vaglio della storia” mostra le debolezze metodologiche del rapporto Leuchter su cui si appoggiano le “convinzioni storiche” di mons. Williamson e contiene un commento del vaticanista Andrea Tornielli.

L’importanza di interventi come quello di “LineaTemponline” sulla questione del negazionismo è proprio sul piano culturale; infatti dietro l’utilizzo ideologico della storia da parte dell’antisemitismo sta un ulteriore problema, la crisi della pretesa veritativa della ricerca storica, e questa è una battaglia culturale altrettanto importante di quella contro il negazionismo, come ci ricorda la Arendt: «Oggi è in gioco l’esistenza stessa della storia, in quanto può essere compresa e ricordata; perché ciò non è più possibile quando non si rispettano i fatti nella loro irrecusabilità, come parte integrante del passato e del presente, ma li si usa, o stravolge, per ‘provare’ ora questa, ora quella opinione. Quanto più la storiografia si dissolve nella cosiddetta scienza della società, tanto più si aggrappa a ipotesi in apparenza scientificamente dimostrate o dimostrabili, che invero sono semplici opinioni correnti, destinate con l’assolutizzazione storica a trasformarsi in ideologie e a spiegare tutto, vale a dire più niente».

 

(Andrea Caspani)



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