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TEOLOGIA/ Herranz, l’esegeta di San Paolo che difese la storicità di Gesù

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A conclusione dell’anno dedicato a san Paolo la casa editrice Marietti mette in libreria il volume di Mariano Herranz, il maestro della scuola esegetica di Madrid, San Paolo attraverso le sue lettere, con prefazione di Juliàn Carron. Si tratta di 15 saggi che sono stati raccolti ed organizzati in un itinerario compiuto. Un itinerario percorrendo il quale il lettore, da un lato, è potuto entrare molto più approfonditamente nella personalità dell’apostolo delle genti e nei contenuti essenziali del suo messaggio e, dall’altro, si è vaccinato da tutte le astruserie che una certa esegesi, più attenta ai propri criteri interpretativi che alla realtà, ha diffuso; ed ha diffuso così capillarmente che dai cieli della ricerca erudita sono piovute a livello di luogo comune presente in opere che pure sono parecchio vendute in libreria.

Il principale di questo luoghi comuni è quello che fa di san Paolo il vero «inventore» del cristianesimo (il sussidiario.net ne ha già parlato intervistando Rainer Riesner) Herranz, forte di una scienza esegetica di prim’ordine e di una conoscenza straordinaria della mentalità ebraica, della lingua e degli usi del tempo di Paolo, smonta ad una ad una le basi sulle quali quella interpretazione pretende di fondarsi. Dimostrando l’assoluta inconsistenza della opposizione tra il Gesù della storia e il Cristo della fede, che invece appare come uno dei dogmi indiscutibili di troppa esegesi, anche cattolica, contemporanea.

Il procedimento che Herranz segue nei suoi studi è sempre lo stesso: non nascondendosi che le lettere di san Paolo presentino parecchi punti oscuri e di difficile interpretazione, affronta il problema di petto e con acume riesce a mostrare, dopo il necessario percorso interpretativo, che la soluzione al problema è quella che più segue il buon senso, trovandosi così a coincidere con ciò che la tradizione della Chiesa ha sempre sostenuto. Una caratteristica di questi studi, infatti, è quella di dimostrare che la tradizione ecclesiale ha visto giusto nell’interpretare in un certo modo quei passi difficili e che, quindi, non c’è bisogno di inventarsi strane ipotesi che stanno in piedi solo nella testa di qualche erudito. È lo stesso metodo – con gli stessi risultati – seguito da Benegetto XVI nel suo Gesù di Nazareth.

Il percorso proposto dal volume parte dal significato del termine col quale Paolo definisce se stesso: «servo di Gesù Cristo», come se fosse una presentazione al lettore dell’identità del protagonista del libro. Seguono poi i capitoli dedicati all’azione di Paolo: la predicazione (capitolo II), la missione personale (capitolo III) e in nesso con i più stretti collaboratori (capitolo IV). I capitoli V (Fariseo) e VI (Apostolo delle genti) rilevano le due sponde nelle quali l’azione di Paolo si è svolta: l’origine ebraica vissuta con lo zelo tipico della setta dei farisei e l’apertura al modo intero. Dopo il gustoso capitolo sulla presunta malattia cronica di san Paolo (VII), l’itinerario riprende descrivendo Paolo come «pastore di anime» (capitolo VIII) e il suo rapporto con «l’enigma della morte» (capitolo IX). A questo punto si situano i due saggi centrali, entrambi intitolati «San Paolo e Gesù», in cui si tratta la questione sopra accennata. Gli ultimi aspetti della personalità paolina sono sviluppati nel successivi capitoli: innamorato (XII), predicatore della croce (XIII), catechista. Chiude la raccolta (capitolo XV) uno studio che tende a rispondere alla domanda: San Paolo è uno scrittore difficile? Certo non è semplice, ma con l’aiuto di un maestro come Herranz molte difficoltà svaniscono.



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