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FILOSOFIA/ Quella ricerca che non ha mai abbandonato gli uomini, una lezione di Julien Ries

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Il capitolo sul mito è particolarmente affascinante per le numerose esemplificazioni tratte dalle religioni antiche; si parla soprattutto dei miti cosmogonici, cioè quelli che trattano della origine del mondo, e di quelli della caduta. L’importante, comunque, è comprendere l’essenza del mito; che Ries descrive come «una storia sacra, un avvenimento primordiale ed esemplare per il comportamento dell’uomo, che tenta di raggiungere il tempo sacro delle origini». In questo senso «il mito dà un messaggio sulla condizione umana».

Al rito, invece, tocca un’altra funzione, quella di cercare «un contatto vitale con la realtà trascendente». Il rito è «un’azione pensata dallo spirito, decisa dalla volontà ed eseguita dal corpo» allo scopo di creare «un passaggio all’aldilà». Esso, nell’esperienza religiosa «gioca un ruolo essenziale perché è fondatore e generatore di forme nuove e di comunione con il divino».

Il successivo capitolo, il sesto, si occupa del rapporto uomo-Dio nelle grandi religioni precristiane. In densi e documentatssimi accenni il lettore è così posto a conoscenza (e messo in grado di approfondire dalla bibliografia) dei contenuti essenziali della religione egiziana, di quelle mesopotamiche, indo-iraniane, greca e latina.

Mentre la conclusione e l’epilogo riassumono lo stato degli studi e ne rilanciano le prospettive, la corposa appendice fa il punto sulla “teologia delle religioni” nel magistero della Chiesa dopo il Vaticano II.

Anche solo questa semplice lettura dell’indice può dare il senso della vastità e della completezza di quest’opera. Che diventa indispensabile per diradare le nebbie della troppa pubblicistica para religiosa e para mitologica che ingombra gli scaffali delle nostre librerie.



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