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FILOSOFIA/ Quella ricerca che non ha mai abbandonato gli uomini, una lezione di Julien Ries

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Julien Ries è senza dubbio il più importante studioso vivente di antropologia religiosa. Ora la casa editrice Jaca Book, che del sacerdote belga ha in corso di pubblicazione anche l’opera omnia, mette a disposizione di lettori il volume Alla ricerca di Dio. La via dell’antropologia religiosa. Si tratta del primo volume (in ordine logico e non di pubblicazione) della collana Amateca, cioè di quella serie di manuali che, in una ventina di volumi, offre tutto l’itinerario della teologia cattolica, rivolgendosi sia agli specialisti che ad un pubblico più vasto. Quest’opera, quindi, ha il vantaggio di una sinteticità nell’approccio della questione religiosa; questione che, come si diceva, è logicamente posta all’inizio del percorso di Amateca, in quanto l’avvenimento cristiano è adeguatamente leggibile proprio come risposta, gratuita e imprevedibile, alla umana «ricerca di Dio».

Nel primo capitolo Ries offre una breve panoramica dell’evoluzione della disciplina dell’ultimo secolo e mezzo, a partire da Emile Durkheim, per giungere, passando attraverso Rudolph Otto, alle centrali intuizioni di Mircea Eliade e Georges Dumezil, sulle quali si appoggia la ricerca dello stesso Ries.

L’esperienza religiosa dell’uomo nella società arcaica costituisce l’argomento del secondo capitolo. Una esperienza religiosa che si coagula attorno a tre grandi costanti: il simbolo, il mito e il rito. Ad ognuna di esse e dedicato uno dei tre densi capitoli successivi, il cui insieme costituisce la parte centrale di tutto il volume.

«Il simbolo, scrive Ries, è un segno concreto che evoca, attraverso un rapporto naturale, l’invisibile, ossia una realtà aldilà di se stesso. È costituito da un significante e un significato. Il significante, che è materia, apre una via d’accesso al significato che, invece, sfugge alla dimensione spazio-temporale. Il significante rappresenta il mediatore di un’alleanza».

 

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