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FILIPPO NERI/ Cammilleri: non confondiamo i santi coi "santini" della Tv

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Non pretendiamo che la Controriforma venga chiamata col suo giusto nome, Riforma cattolica, e che la c.d. Riforma protestante sia qualificata per quel che realmente fu: scisma ereticale. Cioè, visto che si parla di un santo cattolico, che le cose siano mostrate come le vedeva lui. Ma che almeno non ci si propini il solito cliché azionista-massonico dell’oscurantismo clericale contro cui si erge il don Mazzi della situazione.

Il braccio destro di s. Filippo Neri era il beato Cesare Baronio, che poi divenne cardinale sotto s. Roberto Bellarmino (gesuita, capo del Sant’Uffizio e Dottore della Chiesa) e consigliò al suo amico Galileo di smetterla di atteggiarsi a teologo per tornare a occuparsi di scienza. Consiglio che, com’è noto, Galileo non seguì. Filippo Neri era talmente «contro» che fu proposto all’episcopato e al cardinalato. Rifiutò per umiltà e non certo per superbia. Ed era talmente il santo «degli ultimi» che il suo Oratorio era frequentato dalla crema della nobiltà romana, che volentieri si mischiava ai poveracci all’ora delle rappresentazioni teatrali e musicali. E si metteva in fila, come tutti, davanti al suo confessionale.

Da tempo vado sostenendo (ma inutilmente) che le vite dei santi sono di per sé molto più spettacolari di una fiction. Ovviamente, bisogna conoscerle in modo approfondito e, anche, conoscere in modo altrettanto approfondito il quadro storico in cui si sono svolte. Ma finché registi e sceneggiatori saranno convinti di sapere «cosa piace alla gente» continueremo ad assistere a pizze insipide, noiose e, ma sì, clericali.



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COMMENTI
29/09/2009 - Un commento all'articolo di Cammilleri (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono perfettamente d'accordo con Cammilleri che considero un amico perché sa esprimere, ovviamente molto meglio di me (lui che ha il dono della scrittura) il mio pensiero nei confronti di questi intellettuali laicisti che vogliono addomesticare le vite dei grandi santi "ad usum delphini", per confondere le idee chi non ha una fede salda e una buona conoscenza dei grandi mistici. Finirà che vedremo anche S. Teresa d'Avila trattata come una visionaria. Possibile che non esista un regista o comunque un autore cinematografico disposto a rendere omaggio alla santità come tale? Ho sempre in mente la prefazione del romanzo "Bernadette" in cui l'autore Franz Werfel,ebreo,dichiara di aver voluto con la sua opera esaltare proprio la santità di una povera creatura, ultima tra gli ultimi.E ci è perfettamente riuscito. Ma ai tempi di Werfel non c'era ancora il relativismo che, come dice Cammilleri, fa passare un vero Santo per una brava persona, perché una brava persona non scuote le coscenze, il vero Santo sì.