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FILIPPO NERI/ Cammilleri: non confondiamo i santi coi "santini" della Tv

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Le fiction sui santi tirano, si sa. Anche se, dei santi in questione, di santo c’è poco. Registi e sceneggiatori capiscono, del Santo, solo «il dramma umano», e quello rappresentano. Così che, in video, tra un santo cattolico e una brava persona non c’è differenza. Ed è già tanto se il regista e/o il soggettista non gabellano per agiografia le loro personali ideologie. O, se non ne hanno, il pensiero politicamente corretto. Se glielo fai notare, ti rispondono che stanno facendo una fiction, non un documentario. Ma allora perché non prendersela coi fanti e lasciare in pace i santi? Perché, abbiamo detto, i santi fanno audience. L’unica è cambiare canale, così che si levino il vizio. Con un gigante della fede (e della mistica) come s. Filippo Neri si è già misurato Luigi Magni in State buoni se potete e abbiamo solo visto Johnny Dorelli vestito da prete mentre Branduardi-Spiridione si esibiva in una delle sue più banali canzoncine. Un pretino sdrucito e filantropico contro l’arroganza della Chiesa controriformistica (con tanto di cardinale provvisto di amante minorenne). Scommetto quel che volete che anche quest’altra versione non si allontanerà dai precedenti di Bakhita e Moscati. E dire che, grazie alla tecnologia degli effetti speciali, i miracoli potrebbero essere ben mostrati. Senza miracoli, infatti, che Santi sono?

Filippo Neri ardeva d’amore per Cristo, tanto che si scottava la mano se la appoggiava sul petto (letterale: alla morte gli si trovarono due costole spostate per far luogo al cuore dilatato), andava in estasi a ogni messa levitando davanti a tutti e fu costretto a pregare Dio di smetterla perché si vergognava. Potremmo continuare. Ma ci piacerebbe sentire spiegato perché un fiorentino come lui si sia trasferito a Roma, proprio nel cuore della Controriforma.

 

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COMMENTI
29/09/2009 - Un commento all'articolo di Cammilleri (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono perfettamente d'accordo con Cammilleri che considero un amico perché sa esprimere, ovviamente molto meglio di me (lui che ha il dono della scrittura) il mio pensiero nei confronti di questi intellettuali laicisti che vogliono addomesticare le vite dei grandi santi "ad usum delphini", per confondere le idee chi non ha una fede salda e una buona conoscenza dei grandi mistici. Finirà che vedremo anche S. Teresa d'Avila trattata come una visionaria. Possibile che non esista un regista o comunque un autore cinematografico disposto a rendere omaggio alla santità come tale? Ho sempre in mente la prefazione del romanzo "Bernadette" in cui l'autore Franz Werfel,ebreo,dichiara di aver voluto con la sua opera esaltare proprio la santità di una povera creatura, ultima tra gli ultimi.E ci è perfettamente riuscito. Ma ai tempi di Werfel non c'era ancora il relativismo che, come dice Cammilleri, fa passare un vero Santo per una brava persona, perché una brava persona non scuote le coscenze, il vero Santo sì.