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IDEE/ Così le macerie del comunismo rischiano di travolgere la rinascita della fede

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A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino siamo di fronte a una situazione religiosa che non è certamente ideale, soprattutto in Europa. Ne dà un’ampia rassegna il dossier sulle Chiese nell’Est Europa sull’ultimo numero de «La Nuova Europa».

La sfortuna del comunismo in campo politico ha messo a nudo la debolezza della sua ideologia, che non ha retto al logoramento prodotto dal confronto con la realtà. Venuti meno gli ideali politici di un tempo, era normale che la gente cercasse altrove un significato capace di rendere ragionevole la vita, per questo abbiamo assistito al rifiorire della religiosità soprattutto nei paesi dove la fede era stata maggiormente combattuta.

Oggi la situazione è meno promettente. Non c’è dubbio che la religione abbia guadagnato larghi spazi di libertà concessi dalle istituzioni, e questo non è poco. Ormai l’ateismo militante non è più di moda, anzi, il numero di coloro che si dichiarano credenti è in continuo aumento. Ma il rovescio della medaglia è che si allargano le simpatie per un teismo «a propria immagine e somiglianza», che non nega Dio ma lo riduce alla misura di una fantasia stanca e malata.

Lo scoraggiamento non può impedirci di intravedere, in una società culturalmente degradata, i segni positivi di una rinascita, tanto più che il relativismo imperante non offre grandi chances per il futuro. E tuttavia, non possiamo neppure nasconderci che lo scetticismo ha trovato nuovo ossigeno proprio dopo la caduta del comunismo.

Uno scetticismo che ha preso il posto dell’utopismo ingenuo dell’ideologia, tipico della mentalità ottocentesca, che garantiva il paradiso in terra; è oggi, a posteriori, che viene più chiaramente a galla il cuore vero del comunismo: il relativismo agnostico. Lo ha confermato con la solita chiarezza Benedetto XVI parlando, lo scorso 4 dicembre della «lunga e sofferta notte di violenza ed oppressione per un sistema totalitario che, alla fine, ha condotto in un nichilismo, in uno svuotamento delle anime. Nella dittatura comunista, non vi era azione alcuna che sarebbe stata ritenuta male in sé e sempre immorale. Ciò che serviva agli obiettivi del partito era buono - per quanto disumano poteva pur essere». Il partito, «mente, onore e coscienza della nostra epoca» secondo la definizione di Lenin, era l’unica fonte della verità e della moralità; Dio veniva eliminato perché non ci fosse nessuno che si opponesse all’onnipotenza e all’onniscienza dell’uomo incarnato nel partito.

 

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