martedì 12 gennaio 2010
È fresca di stampa e domani sarà disponibile in libreria. L’ultima fatica di Pierluigi Battista si intitola “I conformisti. L’estinzione degli intellettuali in Italia”. Un’analisi schietta della deriva culturale del nostro Paese, vittima da decenni di una contesa ideologica, banalmente divisa in destra e sinistra, fra schieramenti “ufficiali” di letterati, filosofi e artisti. Elite culturali che hanno via via emarginato i liberi pensatori realmente originali che osano esprimersi al di là degli schemi consueti, dei ragionamenti triti e ritriti e della facile demagogia politicamente corretta. Abbiamo rivolto all’autore alcune domande sui temi portanti affrontati in questo volume Dottor Battista a quali cause risale l’emarginazione di un certo tipo di intellettuali, quelli che lei considera i veri non conformisti? La causa principale nasce da un maggiore attaccamento alla verità più che all’appartenenza a una qualsiasi corrente intellettuale. Tradire un’appartenenza a un gruppo di pensatori per non tradire se stessi comporta inevitabilmente un prezzo molto alto che il più delle volte si traduce con la solitudine, l’isolamento e l’ostracismo. Le amicizie intrecciate si infrangono come niente fosse, tutto un certo tipo di mondo intellettuale improvvisamente si rivolta all’unisono contro l’ex compagno. È una sorte che ha accomunato i più grandi intellettuali cosiddetti “irregolari”, basti pensare a Albert Camus, George Orwell, Georges Bernanos e Simone Weil. Ma anche a Ennio Flaiano, per citare un caso italiano. Il conformismo invece paga, consolida i rapporti sociali. Occorre coraggio per abbandonare il proprio mondo di appartenenza culturale e guardare in faccia la verità. Lei ha descritto quanto avviene nei confronti dell’ostracizzato. Ma ci si aspetterebbe che una classe intellettuale abbia abbastanza apertura mentale per non escludere alcun pensatore dal confronto dialettico Come le dicevo la fedeltà a un’appartenenza ideologica fa premio sulla ricerca solitaria della realtà e della verità. Gli intellettuali che hanno ostracizzato gli esponenti di un pensiero fuori dagli schemi sono stati sedotti dalle sirene totalitarie. Hanno scelto l’idea della conformità, dell’allineamento rispetto al compito critico che è proprio degli intellettuali. L’unico vero bersaglio della loro critica sono appunto gli “eretici”. E per questi ultimi la strada è davvero in salita. Nel suo libro lei fa riferimento a due principali ambiti di pensiero: la letteratura e la filosofia. L’emarginazione dei cosiddetti irregolari ha colpito anche altre aree della cultura? Come l’arte o la politica? CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
È fresca di stampa e domani sarà disponibile in libreria. L’ultima fatica di Pierluigi Battista si intitola “I conformisti. L’estinzione degli intellettuali in Italia”. Un’analisi schietta della deriva culturale del nostro Paese, vittima da decenni di una contesa ideologica, banalmente divisa in destra e sinistra, fra schieramenti “ufficiali” di letterati, filosofi e artisti. Elite culturali che hanno via via emarginato i liberi pensatori realmente originali che osano esprimersi al di là degli schemi consueti, dei ragionamenti triti e ritriti e della facile demagogia politicamente corretta. Abbiamo rivolto all’autore alcune domande sui temi portanti affrontati in questo volume
Dottor Battista a quali cause risale l’emarginazione di un certo tipo di intellettuali, quelli che lei considera i veri non conformisti?
La causa principale nasce da un maggiore attaccamento alla verità più che all’appartenenza a una qualsiasi corrente intellettuale. Tradire un’appartenenza a un gruppo di pensatori per non tradire se stessi comporta inevitabilmente un prezzo molto alto che il più delle volte si traduce con la solitudine, l’isolamento e l’ostracismo. Le amicizie intrecciate si infrangono come niente fosse, tutto un certo tipo di mondo intellettuale improvvisamente si rivolta all’unisono contro l’ex compagno. È una sorte che ha accomunato i più grandi intellettuali cosiddetti “irregolari”, basti pensare a Albert Camus, George Orwell, Georges Bernanos e Simone Weil. Ma anche a Ennio Flaiano, per citare un caso italiano. Il conformismo invece paga, consolida i rapporti sociali. Occorre coraggio per abbandonare il proprio mondo di appartenenza culturale e guardare in faccia la verità.
Lei ha descritto quanto avviene nei confronti dell’ostracizzato. Ma ci si aspetterebbe che una classe intellettuale abbia abbastanza apertura mentale per non escludere alcun pensatore dal confronto dialettico
Come le dicevo la fedeltà a un’appartenenza ideologica fa premio sulla ricerca solitaria della realtà e della verità. Gli intellettuali che hanno ostracizzato gli esponenti di un pensiero fuori dagli schemi sono stati sedotti dalle sirene totalitarie. Hanno scelto l’idea della conformità, dell’allineamento rispetto al compito critico che è proprio degli intellettuali. L’unico vero bersaglio della loro critica sono appunto gli “eretici”. E per questi ultimi la strada è davvero in salita.
Nel suo libro lei fa riferimento a due principali ambiti di pensiero: la letteratura e la filosofia. L’emarginazione dei cosiddetti irregolari ha colpito anche altre aree della cultura? Come l’arte o la politica?
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Il libro sembra molto interessante, agiudicare dall'intervista. Grazie della segnalazione!
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