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AFORISMI/ Leonardo da Vinci, quell’incrollabile fiducia nell’esperienza umana e nella realtà

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Il successo del San Giovannino del Louvre che ha visto lunghe code fuori palazzo Marino riporta ancora una volta alla ribalta il genio di Leonardo. Egli, che amava definirsi polemicamente omo sanza lettere, ha lasciato aforismi, brevi pensieri annotati sulle sue carte. Eccone alcuni:

 

No si volge chi a stelle è fiso.

 

Io non mi appartengo.

 

L’acqua che tocchi dei fiumi è l’ultima che quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.

 

Parola come sacco, vuota non si regge.

 

La nebbia addolcisce i contorni.

 

Il voto nasce quando la speranza more.

 

Sono pensieri di uno scienziato, artista, poliedrico investigatore delle cose e costruttore di macchine, di impianti idraulici, di progetti. E, senza altro aiuto che una riga di parole nella bella lingua del Quattrocento, bisogna intuire e interpretare.

 

Al cimento si conosce il vero oro.

 

Leonardo lascia in eredità molte altre massime, capaci di condensare in un solo enunciato le varie meditazioni che gli provengono dallo studio e dall’osservazione delle cose attorno a lui. Alcune sembrano proverbi di saggezza popolare:

 

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