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COMUNISMO/ Scalfi: il "no" degli ortodossi alla riabilitazione di Stalin

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Leggendo i fascicoli giudiziari ci si convince che esisteva un sistema di terrore feroce e pianificato. È d’obbligo porsi la domanda: Stalin è personalmente responsabile di tutto questo? Si, è responsabile, non solo come capo del governo totalitario, ma anche come iniziatore primo delle persecuzioni contro la Chiesa e la religione. Nel decreto sul secondo Piano quinquennale, emanato 15 maggio 1932, accanto alle direttive economiche Stalin aveva fissato un altro obiettivo: dal 1 maggio 1937 “il nome di Dio deve essere dimenticato in tutto il paese”. Ciò non avvenne solo perché il Salvatore aveva promesso: “Io ho fondato la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa”.

Molti sostenitori di Stalin amano citare l’incontro che questi ebbe la notte del 4 settembre 1943 con i metropoliti Sergij, Aleksij e Nikolaj. Tuttavia l’esito di quell’incontro fu soltanto una certa riduzione delle persecuzioni. Questi cambi di rotta della politica staliniana erano dettati solamente da considerazioni pragmatiche, ma la direttiva di lotta contro la religione non fu mai corretta, l’ideologia di Stato rimase atea. In quel momento, i primi due anni di guerra avevano dimostrato che si poteva vincere soltanto se tutto il popolo fosse stato disponibile al sacrificio. Nel censimento del 1937 il 57,7% della popolazione si era dichiarato credente. Questo fatto costrinse Stalin a rimangiarsi le dichiarazioni del 15 maggio 1932 sulla distruzione totale della religione, perché avrebbe suscitato fastidio nel popolo. Il secondo motivo delle concessioni era di carattere esterno. Una maggior tolleranza verso le associazioni religiose era dettata da motivi propagandistici nei confronti degli alleati. I fatti dimostrano che le persecuzioni si calmarono ma non cessarono. In quel periodo restava in reclusione il vescovo Afansij (Sacharov); il 5 novembre 1943 venne rinchiuso nella prigione di Jaroslavl’ il vescovo Vasilij (Preobraženskij), che il 13 agosto 1945 morì al confino. Nel settembre del 1944 venne arrestato l’archimandrita Serafim, morto martire in prigione. E si possono fare altri esempi di persecuzione dello Stato contro la Chiesa anche dopo il 1949, fino alla morte di Stalin (1953).

 

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