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COMUNISMO/ Scalfi: il "no" degli ortodossi alla riabilitazione di Stalin

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L’estate scorsa si è accesa una polemica tra il generale Kopyshev (esponente del partito comunista russo) e l’arcivescovo Ilarion Alfeev (presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca) riguardo al rapporto tra Stalin e il patriottismo russo. Il 22 dicembre 2009 è venuta la risposta ufficiale della Chiesa, tramite il monaco Filipp (Rjabych), vice di Alfeev, che ha indirizzato al generale una lunga lettera, dopo aver svolto ricerche particolareggiate negli archivi.

Tenendo conto delle molte ambiguità sull’argomento che ancor oggi trovano spazio dentro la Chiesa russa (con delle facili equazioni: Chiesa ortodossa=difesa del popolo, Stalin= vincitore della guerra, quindi: salvatore del popolo), la lettera rappresenta una posizione finalmente chiara, ed esprime un giudizio che entra nel merito e discerne verità e mistificazione.

Ecco alcuni passi salienti.

 

«Non di rado si afferma che Stalin proteggeva la Chiesa. Per dire queste cose occorre chiudere gli occhi sulla storia terribile delle persecuzioni, che per crudeltà e ampiezza hanno abbondantemente superato le persecuzioni della Roma imperiale. Nel 1917 in Russia si contavano 54.692 chiese parrocchiali e 1.025 monasteri. I sacerdoti parrocchiali erano 51.105, coadiuvati da 15.035 diaconi. Nella seconda metà degli anni 1930 tutti i monasteri erano stati chiusi». Quanto alle chiese, in tutta l’URSS nel 1939 ne erano rimaste aperte un centinaio.

La lettera prosegue fornendo dati ancora più precisi: nel 1928 furono chiuse 534 chiese, nel 1929 1.119; nel 1932 a Mosca di 500 chiese ne rimanevano aperte 87. Parallelamente procedeva l’eliminazione fisica dei sacerdoti ortodossi: nel 1937 ne furono arrestati 136.900 (di cui 85.300 fucilati); nel 1938 ne furono arrestati 28.300 (fucilati 21.500); nel 1939 1.500 (fucilati 900); nel 1940 ci furono 5.100 arrestati e 1.100 fucilati; nel 1941 ne arrestarono 4.000 (1.900 i fucilati).

 

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