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SHOAH/ Edelman, Grossman, Zamboni: quando la memoria dei Giusti diventa sacrificio

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Un campo di sterminio (Fotolia)  Un campo di sterminio (Fotolia)

Edelman non ha però scelto la strada dell’eroe popolare. Non è stato un sionista, ha deciso di rimanere in Polonia e di fare il custode della memoria in un Paese che era stato desertificato dalla presenza della più grande comunità ebraica d’Europa. «Sono qui», ripeteva spesso, «per fare la guardia alle tombe del mio popolo».

E lo ha fatto in un Paese che fino al 1989 sminuiva l’ampiezza della tragedia ebraica e non amava interrogarsi sull’indifferenza di una grossa fetta della popolazione durante la Shoah. Ha vissuto sulla sua pelle l’antisemitismo popolare e di parte della gerarchia cattolica che accusava gli ebrei sopravissuti di essere diventati la longa manus del potere comunista. E poi nel 1968 ha visto il partito di Gomulka scatenare una feroce campagna politica contro gli intellettuali ebrei, accusati di essere un germe corrosivo del sistema socialista.

Eppure non ha mai lasciato Varsavia, forse perché sperava che i segni di quella tragedia imperdonabile educassero un giorno le nuove generazioni. La storia ebraica in Polonia era irrimediabilmente andata perduta, ma bisognava continuare a credere nella lotta interminabile per la dignità dell’uomo.

La memoria senza un impegno per la salvaguardia dei diritti umani non aveva per lui alcun senso. Così è stato in prima fila nei movimenti democratici che hanno cambiato la Polonia: nel Kor, in Solidarnosc, nel Comitato civico durante la Tavola rotonda che ha portato alla fine del comunismo. E quando è scoppiata la guerra in Bosnia è andato a Sarajevo per portare la sua solidarietà alla città assediata. «Mi ricordate», disse loro con passione, «la resistenza del Ghetto di Varsavia».

Ha detto di lui nella splendida orazione funebre l’emerito Presidente polacco Tadeusz Mazowiecki: «Non ho mai conosciuto un uomo umile come lui, che, dopo avere fatto così tanto permettesse così poco che si parlasse di lui. Parlava sempre degli altri».



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