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SHOAH/ Edelman, Grossman, Zamboni: quando la memoria dei Giusti diventa sacrificio

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Un campo di sterminio (Fotolia)  Un campo di sterminio (Fotolia)

La storia di Guelfo Zamboni, il console italiano che da Salonicco occupata dai nazisti riuscì a portare in salvo trecento ebrei condannati altrimenti a morire, ci propone una nuova dimensione della memoria responsabile.

Il bene non ha colore politico, sociale, ideologico e religioso. Non importa il ruolo, la funzione, il credo della persona che lo pratica. È stato questo il grande merito dell’editorialista del “Corriere” Antonio Ferrari che con la sua ostinazione, come i pescatori di perle che tanto piacevano alla Arendt, è riuscito a portare alla ribalta la storia di un funzionario del regime fascista italiano che fu capace di ascoltare la sua coscienza. Nella nostra tradizione culturale troppo spesso il bene è etichettato politicamente. Si giudicano le persone non per ciò che fanno, ma per la loro appartenenza. Così per troppi anni alcune storie di grande umanità sono rimaste chiuse in un cassetto.

Il regime fascista è stato responsabile delle leggi razziali e della persecuzione degli ebrei,ma ci sono stati dei funzionari dello stato italiano che pur servendo il regime hanno aiutato gli ebrei e si sono comportati da uomini giusti. La loro memoria merita rispetto.

Guelfo Zamboni era della stessa pasta di Edelman. Ha salvato decine di vite, ma non ha mai cercato la gloria per se stesso. Non amava la retorica.



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