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TEATRO/ Ionesco, le notti dell’angoscia trascorse alla ricerca di Dio

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Poi si tolse i grossi occhiali da vista, li appoggiò sul tavolo, se li rimise e, in un attimo, creò un nuovo mondo e un nuovo corso per la scena. Lui, in prima persona, affrontando il dramma e rendendolo, così, affrontabile per tutti, pronunciò queste parole con sorprendente sincerità e con semplice autorevolezza. Ed ecco lo sterminato consenso di tutti i presenti, che battono le mani e si alzano in piedi commossi. Il non-senso e l’assurdo consistono nel non fare più nessuna domanda, nemmeno a se stessi. È questo che Ionesco ha gridato nell’agosto del 1988. E domandare è già, in qualche modo, una risposta.



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