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ITALIANO/ L’ammirazione di Cortese contro la novità di Poliziano: chi ha ragione?

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Angelo Poliziano gli risponde:

 

Quelli che compongono solamente imitando mi sembrano simili ai pappagalli che dicono cose che non intendono. Quanti scrivono in tal modo mancano di forza e di vita; mancano di energia, di affetto, di personalità; stanno sdraiati, dormono, russano. Non dicono niente di vero, niente di solido, niente di efficace. Tu non ti esprimi come Cicerone, dice qualcuno. Ebbene? Io non sono Cicerone, io esprimo me stesso. Quando avrai letto abbondantemente e a lungo Cicerone e altri buoni autori, e li avrai studiati, imparati, digeriti, vorrei che tu procedessi con le tue sole forze, vorrei che tu rischiassi mettendo in gioco tutte le tue capacità.

 

È sempre rischioso paragonare avvenimenti passati a situazioni di oggi. Da brani di una conversazione a distanza sull’uso della tradizione letteraria all’uso odierno del linguaggio passano sei secoli. È tuttavia interessante osservare la necessità, anche allora avvertita, che proprio assimilando il passato, si giunga a elaborare un linguaggio personale. L’uniformità verbale, anche nei gruppi più coesi, è spesso sintomo di debolezza. Le parole infatti non sono cose morte, sono connesse con la vita.



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