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TEMPI/ Bona Castellotti: il viaggio di Corot attraverso gli uomini, il sacro e la natura

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L’amore per Roma non è solo il lievito di un’ispirazione alla bellezza densa di storia, ma è anche il denominatore dell’energia contemplativa che dà vita ai paesaggi. In taluni casi l’esperienza italiana è il lievito della rappresentazione della figura umana e dei quadri di soggetto sacro, eseguiti su commissione per molte chiese di Francia, ma anche per se stesso. Ed è su questa particolare produzione sacra che la critica – guarda caso – è solita sorvolare. Invece vorrei soffermarmici, non tanto per rilanciare apologeticamente il Corot sacro, che è indubbiamente inferiore al Corot paesaggista, quanto per evitare ideologiche soluzioni di continuità tra una concezione religiosa della bellezza, che si custodisce nella natura e nella figura umana, e la concezione della bellezza che sta alla base della grande pittura sacra dell’Ottocento.

Di quadri d’argomento religioso nella mostra non ce ne sono, anche perché i paesaggi spesso sono di dimensioni contenute e quindi più trasportabili; tuttavia almeno uno dei pannelli dipinti nel 1855 nella chiesa di Ville-d’Avray l’avrei esposto per documentare anche questo aspetto meno noto dell’opera del grande maestro. È vero che nei soggetti sacri il timbro lirico che c’è nei paesaggi si fa più fermo, così nella rappresentazione della figura umana, ma la stupenda Donna con la perla (presente a Verona), dipinta tra il 1858 e il 1868, palpita di quella ammirazione per il fascino delle donne romane che, scrive Corot nel 1827, «restano sempre le più belle del mondo». La Donna indossa l’abito delle popolane sabine e ne possiede la classica bellezza.

Nelle sue braccia conserte risplende la regale compostezza della Velata di Raffaello, benché in Corot compaia un’impronta naturalistica impossibile in Raffaello. Nelle vedute di Roma già emerge un senso della natura che oserei dire religioso: si veda il Foro Romano visto dagli orti farnesiani al crepuscolo, con la luce che batte sui muri in modo tanto vibrante da «intenerire il core».

 

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